Archive for the ‘ rimini rimini ’ Category

The Day After Top 5: Notte Rosa 2011

Io sono una che le promesse le mantiene. Sempre. Dopo il post che elencava le più classiche tipologie di villeggiante della Riviera, m’era stata avanzata la richiesta di fare un’analisi antropologico-sociale dell’avvenimento più cool e trasgressivo dell’estate romagnola: la Notte Rosa.

Io v’avviso, ve la siete cercata.

Anzitutto una precisazione indirizzata a chi è autoctono e ha più di vent’anni: la Notte Rosa è una cagata pazzesca, diciamocelo. Per due giorni sembra di piombare in un girone dantesco rivisitato da un pittore strafatto delle peggio sostanze, c’è ovunque un gran casino e se si considera che i tre quarti della gente che viene ad affollare le città della riviera dorme in macchina o fa direttamente il dritto e poi torna (forse) a casa, non c’è nemmeno tutto questo gran guadagno per le strutture ricettive. Se si pensa che per quel weekend i bagnini devono assumere i guardiani notturni (e quindi accollarsi costi extra) per non subire danni alle strutture… beh, il paradosso parla da sé.

Ciò detto, è innegabile che da un punto di vista antropologico ci sia veramente da divertirsi.

Tutti, chi più o chi meno, per la Notte Rosa si è esagerato, almeno una volta. Io anche più di una, ma non stiamo a entrare nei dettagli. Per farvi capire, l’anno scorso, incinta di sette mesi, me ne andavo in girò messa così:

sono immagini che si commentano da sole, insomma. Però noi si ha stile, anche quando si fa gli scemi. Perché tra goliardia e inciviltà la linea c’è e non è nemmeno così sottile. Ma sto divagando: non è di me che debbo parlare, ma della variegata fauna che regolarmente ogni anno ci invade il primo weekend di luglio.

Ora, io sono anche privilegiata, essendo che abito in centro. Del tipo che sabato sera, anziché uscire in mezzo al casino, io e Chef s’è messo a letto l’infante, ci si è stappati una bella Moretti 66 e ci si è seduti belli belli sul terrazzo ad osservare la fiumana di ggggeente fino a sera inoltrata. Meglio che stare al cinema, sul serio. Pensavo di aver visto praticamente tutta l’ infinita gamma di bassezza umana standomene comodamente seduta in terrazza.

E invece mi sbagliavo.

E di grosso anche.

I soggetti migliori li ho visti la mattina dopo.

Che tendenzialmente si va in spiaggia al mattino presto, con un nanetto di nove mesi. E delle facce così da “I Love MY Postumi” era da un pezzo che non le vedevo. Siete pronti per la Top Five del Capodanno dell’Estate? E allora andiamo:

THE DAY AFTER TOP FIVE- LA NOTTE ROSA 2011

1. I maschietti under 25 a gruppetti da 3-4 individui

e già definirli “individui” è fare loro un complimento, ma non mi veniva un termine più dispregiativo. Se questi qua avvistano un paio di gambe glabre e una chioma semi-lunga il loro organo riproduttivo manda un sms all’unico neurone che hanno in dotazione (certuni non lo testano mai, quindi in alcuni casi può anche darsi che il suddetto neurone non sia funzionante, ahimè) e cominciano a sbavare annusando l’olezzo di patata. Non ha importanza che l’oggetto del desiderio sia Kate Moss oppure la strega di Biancaneve: l’importante è che respiri. Al mattino dopo si dividono in 2 categorie: quelli che c’hanno il fisico (che tengono la botta, per intenderci) in spiaggia giocano a pallone, starnazzano e rompono i coglioni. Quelli che non c’hanno il fisico sembrano usciti dal casting di Zombie. Ma riescono ugualmente, in un modo o nell’altro, a rompere pure loro i coglioni.

2. Le femminucce under 25 a gruppetti da 3-4 individui

complice l’ormone, l’articolo scritto ad arte (e strapieno di vaccate) della rivista femminile preferita sull’argomento e  la notte più trasgressiva dell’estate, le nostre affezionate si abbagasciano talmente tanto da far impallidire le ragazze che normalmente bazzicano lungomare e statale per tutto il resto dell’anno. Succinte, sguaiate e incredibilmente ubriache dopo una birra piccola, a parole darebbero su anche al gatto. Poi però se vengono avvicinate dai loro pari di cui sopra con apprezzamenti un po’ volgari e quindi in linea con il loro abbigliamento, si incazzano come delle mantidi religiose in astinenza da sesso. Non voglio sembrare bacchettona, ma mettersi un paio di jeans e un top e magari un tacco alto no? Troppo bon ton? Eh certo, meglio la tutina in lattice fucsia e lo stivale in pelle umana. Eh beh, di classe direi… Al mattino dopo si comportano come i loro pari maschi e hanno le stesse facce di merda.

3. Le famiglie autoctone con bambini piccoli in bici

Che io sono la prima a volerci stare, nel casino. Che ho considerato un’ amica ex panza del corso pre-parto un’eroina per aver fatto un giro in mezzo alla bolgia con la figlioletta di nove mesi … però non capisco perché, con tutti i sabati sera disponibili in un’estate, questi qua devono proprio scegliere quello della Notte Rosa per fare un bel giro in bici con i 2 figli di circa cinque e sette anni. è GARANTITO che verranno stirati alla prima curva. Si sa. Cazzarola, ma se proprio vuoi  fare un giro esci a piedi. La mattina dopo li vedi in spiaggia: acciaccati e doloranti i genitori e galvanizzati come sei galloni d’acqua saturati di idrolitina i figli. Se li avete vicini di ombrellone desidererete di possedere un Kalashnikov.

4. Le famiglie di villeggianti con bambini piccoli in bici

A questi non dovrebbero farli proprio uscire dall’albergo, quella sera. Dovrebbero sciogliergli un sonnifero nell’acqua a cena. Tanto ormai i soldi del weekend l’albergatore se li è garantiti e forse, se non li fa uscire, c’è pure la possibilità che tornino l’anno seguente. Se varcano la soglia dell’albergo, le probabilità di mantenere il cliente si dimezzano. All’istante. Se rischia di rimanerci secco l’autoctono, figurarsi il forestiero con prole. Questi qui la mattina dopo, va da se che in spiaggia non li vedi.

5. I quarantenni.

Maschi o femmine è lo stesso: il quarantenne, durante la Notte Rosa, perde il senno e anche ogni freno o più piccolo barlume di dignità per sacrificarli sull’altare di non so quale dio pagano che si illude possa togliergli di colpo un ventennio dal groppone e dargli il lasciapassare per comportarsi peggio delle prime 2 categorie messe insieme.  Li vedi in spiaggia il giorno dopo e sembra che un plotone di nazisti gli abbia appena sterminato sotto gli occhi la famiglia lasciandogli in vita solo la suocera e il chiwawa della stessa.

Penso di essere stata abbastanza esaustiva: ma a tutti quelli che passano a leggere e sono stati testimoni della Notte Rosa va il mio caldissimo invito a lasciare un commento!

Annunci

Adriatic Sea Top Five

Sto andando al mare con mio figlio ultimamente. E fin qui nulla di strano, direte voi. Infatti che altro vuoi fare se stai a Riccione e fuori sono 40 gradi? A parte che da quando c’è Titu me le sogno le mie maratone marittime dalle nove del mattino alle sette di sera tuttaunatirata e di conseguenza la mia pelle è ancora tra il giallo seppiato e il verdino ospedalizio, ma questo sarebbe il male minore.

Sarà che comunque riuscire ad organizzarsi bene con un bambino piccolo non è, almeno per me, la cosa più semplice del mondo (non ci sono cazzi che tengono: qualcosa a casa te la scordi SEMPRE). Sarà che comunque prima di arrivare in spiaggia devo farmi una bella scarpinata di 20 minuti spingendo Titu, la sua navicella spaziale travestita da passeggino più la borsa strapiena di cose sue e con un angolino smilzo per me, sarà che fa caldo… insomma io non so se è per questi fattori o per una strana convergenza astrale, tant’è che quest’estate il mio livello di tolleranza verso il genere umano che popola la spiaggia si è ulteriormente abbassato. Siete pronti per la Adriatic Summer Top Five? Siiiii??? Bene, perché a me prudono parecchio le dita. Va da sé che si parla di turisti eh: all’autoctono andrebbe dedicato un post a parte, ma adesso non è il momento.

FAMIGLIA ITALIANA IN VACANZA

Se sono del nord solitamente tollerano malvolentieri il contatto con la sabbia e vanno completamente fuori di testa se la prole che hanno con sé dimostra al contrario di gradire quella meravigliosa sensazione che si prova affondandoci i piedi dentro. La mamma il 75% delle volte è una cagacazzo frustrata che chiama continuamente i figli (che di solito hanno nomi tipo Gianmaria, Riccardo, Virginia o Beatrice), il babbo è succube della moglie e viene regolarmente cazziato. I figli, manco a dirlo, sono delle iene. Se sono del sud (ma raramente famiglie del sud, col mare che si ritrovano, vengono in vacanza qui da noi) si fanno meno problemi, si accampano con tutta la carovana sotto tre o quattro ombrelloni e a fine giornata ti senti stordito come se avessi passato il pomeriggio in discoteca. Resta il fatto che sono più simpatici e se ti attaccano bottone in un pomeriggio come minimo ti sei mangiato una porzione di pasta al forno, sei fichi caramellati e otto tortini di pasta di mandorle.

FAMIGLIA STRANIERA IN VACANZA

In Romagna vengono quasi solo i nordici, per lo più teutonici. Dopo essersi spalmati un chilata di protezione totale si mettono al sole e non si schiodano più nemmeno se arriva uno tzunami: nessuno glielo dice, ma nonostante la crema alla sera sembreranno quattro aragoste con la zazzera bionda. Sono educati, non lasciano in giro cartacce o mozziconi di sigarette, hanno le attrezzature più tecnologiche del momento (tipo le pinne col Kers o il materassino col GPS) e cascasse il mondo dopo pranzo si bevono tutti il cappuccino al posto del caffè.

VENTENNI ITALIANI IN VACANZA

Avete presente “Tamarreide”, quel programma su Italia 1? Ecco, peggio. Quelli che vengono a Riccione e hanno meno di vent’anni ci vengono solo per 2 motivi: figa e discoteche. E come biasimarli, tra l’altro. Loro, che probabilmente dove abitano devono macinare km su km per andare nell’unica disco della zona e che qui ne trovano SEI tutte su un’unica collina. Si riconoscono al volo: petto nudo, occhiale da sole enorme, asciugamano sulla spalla, pallone e ciabatta in plastica. Trascinano i piedi, fanno “sciac sciac” con le sopraccitate ciabatte e comunicano tra di loro con strani versi gutturali. Io vorrei incenerirli tutti in una botta secca, ma dicono che anche loro sono una risorsa per il turismo. Mah.

VENTENNI STRANIERI IN VACANZA

A parte che, come la famigliola di cui sopra, anche questi assumono quella colorazione psichedelica data dalla penuria di melanina, solitamente mantengono un profilo più basso dei gggggiovani nostrani. Vanno anche loro a ballare e a caccia di patata, però si notano meno, nonostante bevano più di una Porche 911. Mi stanno comunque simpatici, poiché non danno molta noia e non li vorrei nemmeno incenerire: tanto ci hanno già pensato loro con la sconsiderata sovraesposizione solare.

VECCHI IN VACANZA

Questi qua li vedi solo in 2 periodi dell’estate: fine maggio e primi di settembre, ma sono a dir poco spettacolari. Solitamente arrivano come i ragazzini in gita (col pullman e sovraeccitati dal fatto che si vada in vacanza): organizzano bische clandestine  e tornei di tresette in spiaggia, lasciano un paio di femori nelle sale da ballo degli alberghi (galeotto è il piano bar e la nostalgia dei bei tempi andati), danno su alle cameriere e hanno una verve davvero invidiabile. Non fanno casino, non fanno tardi e mangiano qualsiasi cosa, per quel sano e ormai perso principio che “se lo hai pagato non lo si butta via”. I clienti ideali insomma. Peccato che la rispettabilissima età avanzata li renda poco affidabili e che quindi ci sia la tendenza a non investirci più di tanto, da parte dell’albergatore.

 

Da giugno a settembre io me li vedo tutti, tutti i giorni. E ben venga, dato che sono loro il motore che manda avanti questo posto. Alla fine mi piacciono anche, i turisti. Solo che a volte sono troppi e fanno davvero troppo casino. E vi assicuro che ci sono certe giornate in cui davvero vorrei prendere Titu, caricarmelo in spalla e andare a La Verna a girare pastiglie Valda nello zucchero con i frati tutto il santo giorno. E che cazzo.

 

e le promesse non mantenute

Giuro che ci ho provato.

Si si. Avevo fatto tutti i buoni propositi ecc, mi ero ribadita più volte di potercela fare e avevo preteso e ottenuto il supporto di tutti, Chef compreso.

E poi…

E poi succede che venerdì tirava un garbino* da far paura, erano 40 gradi all’ombra, ero stanca, Titu era stato poco bene di stomaco e la notte avevo dormito poco e male, il ciclo era alle porte… insomma tutto, ma proprio tutto, era contro di me. E quindi mi son detta fanculo i buoni propositi e mi sono tagliata i capelli. Dopo circa sei mesi, ho mollato il colpo. Che io poi sto da schifo, con i capelli che oltrepassano le orecchie, chissà perché ciclicamente mi ostino a volerci provare, con sta cosa della chioma lunga. Mah.

Comunque non lo sa nessuno (a parte Chef, che m’ha visto ieri quando sono tornata a casa), son tutti convinti che sia andata a farmi la piega. Vedremo oggi al battesimo di Titu (eh sì, oggi ci cristianizziamo, era ora dai) che faccia faranno tutti.

Il risultato comunque non è male. Sembro un po’ Lisbeth Salander, per intenderci. Però meno incazzata, con gli occhi chiari e senza tutta quella ferraglia in faccia eh…

*diazionario romagnolo/italiano = il garbino è un vento di terra caldo e fastidioso. Nel riminese, ad esso vengono attribuite le responsabilità più disparate. es: hai la luna storta? eh per forza, è garbino… hai mal di testa? è garbino… hai litigato con l’avvocato, il cassiere della banca, il dottore, il portiere dell’albergo, il gelataio, il posteggiatore abusivo ecc? eh ma è garbino! Insomma, il garbino è l’alibi perfetto, sappilo se sei un serial killer 🙂 Per saperne di più: GARBINO

 

 

Easter and Sourroundings

Non sono stata travolta da un camion in corsa, no.

Ho “solo” ripreso a lavorare e, se Dio vuole, nel restante tempo me ne vado a zonzo con Titu e con Vi, la mia nuova amica con figlioletto coetaneo del mio. Inutile dire quanto sia felice di essermi fatta una nuova amica che non solo mi sta simpatica, ma con la quale posso anche condividere tutte (o quasi) le idiosincrasie materne e affini senza sentirmi necessariamente un’invasata, no?

Ciò detto a mia discolpa, sto benone. Titu è quello che sta meglio di tutti, bello de casa. Il weekend di Pasqua è, come ogni anno, un aperitivo di quello che sarà la stagione estiva e dopo tre giorni avevo già l’orticaria per via della coloritissima fauna che popolava la Riviera. Da noi va molto l’espressione “hanno aperto i gabbioni”, per descrivere il livello di fuoranza dei soggetti che vengono qua in ferie. Rende parecchio l’idea: il Circo Togni gli fa una pippa ai soggettini che gironzolavano tra Viale Ceccarini e il Lungomare, trust me.

Vedevi dalla tipa bardata come Messner al teutonico in pantaloncini e infradito. Per non parlare della gioventù tranzolla (presente gli Emo di Zelig? Ecco, così ma più brutti) che passava da un after in disco all’altro. Dire che questi hanno l’occhio da triglia è riduttivo e c’è anche caso che si offenda a morte, la triglia, sentendosi paragonata a sti cerebrolesi da competizione.

I nuclei familiari però, come sempre, mi mandano letteralmente in solluchero: li vedi e già ti si dipana davanti chiara come il sole la storia della loro vita. Di solito sono in 4 : mamma con faccia perennemente tirata (le ipotesi sono due: o le hanno fatto un’iniezione di botox di troppo o le girano perennemente gli zebedei), babbo con faccia perennemente avvilita  (e te credo, porello, vista la moglie che c’ha) e figli con faccia da teppisti. Lo sono anche, probabilmente e anche loro li capisco. Pure io, con due genitori così, sarei stata da riformatorio.

Li puoi osservare ovunque: per strada, al ristorante, in un negozio, in gelateria, al mare. Il risultato non cambia: lei caga il cazzo a tutti, ma soprattutto al cameriere/barista/commesso/bagnino. Lui abbozza e appena cerca di rabbonirla si becca un ringhio degno di un Dobermann che non mangia di un anno e le due iene fanno danni in giro completamente indisturbati. La mamma di solito mostra un briciolo di umanità nello sguardo solo quando li vede aggrapparsi alle tende del ristorante/negozio/bar e se ne esce con la frase più blasonata e odiosa del mondo. Frase che chiunque qui teme e odia in egual misura, e cioè “sa, sono bambini”.

Ecco, io la prenderei a schiaffi finché non mi cominciano a far male le braccia.

Forse questo è il motivo per cui non lavoro in una struttura ricettiva, ma in un ufficio. Che, Dio sia lodato, non si occupa di turismo, ma di import-export.

A parte questa breve parentesi pre-vacanziera, il weekend è andato bene. Anzi, è andato meravigliosamente, all’insegna della socialità: abbiamo avuto la casa piena di gente da sabato a martedì e il mio fegato è uscito molto provato da questa maratona enogastronomica, ma da oggi mi sono rimessa a dieta (progetto tristemente abbandonato nell’ultimo mese e mezzo) e mi sono ripromessa di postare qualche ricettina sana nei prossimi giorni. Del tipo che domani sera ho la Princess a cena e sabato sera invece vengono la Vi con compagno e nanetto e devo elaborare un paio di menu sani alla velocità del suono, altrimenti ci risiamo daccapo. Che la stagione si avvicina anche per me e la prova costume per ora mi spaventa più che l’ipotesi di un altro parto. Non so se ho reso l’idea.

E niente, ho il blocco dello scrittore. Per forza, direte voi, sei una scrittrice, cazzo volevi che ti venisse, il gomito del tennista?

Ok, però il fatto è che io mi sveglio carichissima, durante il giorno produco idee peggio di un cinese strafatto di anfetamina in una fabbrica abusiva di fuochi d’artificio e la sera mi passa tutta la poesia. Del tipo che accendo il Mac e me ne sto per delle mezz’or intere a fissare la pagina bianca di test edit come un’ebete. Mi prendono degli abbiocchi assurdi, ieri sera mi sono addormentata seduta sul divano e quando mi sono svegliata di soprassalto, Messi aveva segnato il secondo goal al Real e il collo mi faceva male come se avessi fatto Rimini-Barletta su un regionale in notturna.

Questa cosa del blocco comunque è incredibilmente frustrante da un lato e probabilmente giusta dall’altro: la mia vita è un continuo divenire, da un paio d’anni a questa parte, quindi è normale che non mi sia ancora assestata. Almeno credo. E poi, detto tra noi, preferisco vivere: mi piace passare le mie giornate in giro come una zingara fatta e finita (infatti il passeggino di Titu sembra più una carovana, che non un mezzo per l’infante) da sola o in compagnia di Vi, oppure in giro con Chef. E se decido di stare in casa è solo perché la sera ho amici a cena. Nonostante ciò la lista di gente da invitare è lunga come una messa cantata e ritorna l’attacco di panico se penso alla prova costume. Ecco.

Ho voglia di fare mille cose e ho un paio di progetti carini in mente, che spero di riuscire a portare avanti entro l’estate. Uno riguarda Eyes e Life in Paris e l’altro non ve lo dico, che son scaramantica e si sa. Anche perché non è molto definito ancora, è più una bozza semi concreta che prende forma nella mia testa ogni notte prima di prendere sonno.

Mi chiedo spesso: ma perché invece di spendere i miliardi di dollari a mandare dei coglionazzi su Marte alla Nasa non inventano una specie di hard disk della memoria, così una volta immagazzinati i dati te li puoi sbobinare con calma? Avrei vissuto l’equivalente di sei vite e probabilmente i miliardi di dollari ce li avrei avuti io.

Ideona eh?

Statemi bene, e soprattutto state in zona, che a breve do una sistemata anche al blog, promesso.

A livello di contenuti intendo, che di layout non so una fava.

sei mesi di noi

Metti un weekend dal caldo anomalo, due zingari trentenni con un figlio che se non fosse che pesa come un macigno non ti accorgeresti nemmeno che è con loro, data la sua bontà. Metti una Rimini strapiena di gente e una sete di quelle che gli Spritz si allineano sul tavolo nemmeno fossero soldatini che vanno alla guerra. Metti una festa di laurea dalle sei in poi in albergo con gente della tua età o giù di lì con figli al seguito, cibo e alcool come se piovesse. Mettici tante risate e anche quella leggerezza d’animo che si ha sempre quando comincia la bella stagione. E aggiungi anche tutto l’amore che puoi immaginare, ma proprio tutto eh, equamente diviso tra i due uomini della tua vita.

Ecco, avrai fatto il mio weekend.

Un signor weekend, lasciatemelo dire.

Ho rivisto gente che non vedevo da ottobre, ho bevuto tanti di quel frizzantini che ancora mi gira un po’ la testa, ho riso dalla mattina alla sera e ho anche visto un paio di scene allucinanti che avrei preferito non vedere, ma che mi hanno dato l’ennesima – e inutile- conferma che forse non sarò una mamma perfetta, ma che senza dubbio non sono una mamma rincoglionita.

Tipo che entra questa coppia di amici nostri con nano di un anno e mezzo al seguito, vestito – il nano- come un fighetto radical chic de noantri. Leggi: polo, kefiah, sneakers di marca e faccia di uno che non gliene potrebbe frega de meno di come l’hanno vestito. Fosse per lui, giustamente, andrebbe vestito da straccione ma venderebbe la mamma ai beduini per potersi rotolare in terra.

Ecco, la mamma.

Parliamone.

Spendiamo cinque minuti del nostro tempo per fare una bella radiografia a questo soggetto che, nei sei mesi del mio esilio forzato in casa, avevo rimosso dalla memoria.

Ha avuto un bambino 18 mesi fa, eppure il suo fisico sembra quello di una uscita dalla sala parto da un paio di settimane… e io che mi lamento di aver preso un paio di jeans taglia 44.

Vive, come tante mamme che conosco, nell’ansia perenne per l’incolumità di suo figlio. Come se, che so, vivessimo in una favela di Rio de Janeiro o nella foresta del Borneo.

Disinfetta tutto o quasi con il germicida.

Tartassa il povero papà, costringendolo a marcare a uomo il piccolo teppista, altrimenti c’è caso che inciampi e cada e si rompa la testa.

Ha il reverenziale terrore delle correnti d’aria, anche a Ferragosto.

In parole povere, è peggio di un gatto attaccato ai maroni.

 

Io cambio mio figlio in macchina, non sterilizzo ciucci e bottigliette nemmeno se mi pagano, se un gioco di Titu cade in terra glielo rimetto in mano senza nemmeno passarlo sotto l’acqua corrente. A parte tenergli la berretta (di cotone, of corse) quasi sempre per proteggergli le orecchie, non seguo particolari programmi di addestramento mammifero.

 

Per ora ci è andata bene e non credo sia solo una questione di culo.

 

In ogni caso mi sa tanto che me la sono tirata a mille, con questa.

 

E comunque: mio figlio ha mezzo anno oggi. E questi sono stati senza dubbio i sei mesi più belli della mia vita.

 

Cooking Mama

Ho aggiunto un po’ di ricette, le trovate qui, alla data di oggi.

Oh, se le provate a fare pretendo i feedback, mi raccomando! Anche se vengono cattive.

Non ho molto tempo per aggiornare perchè fuori c’è il sole e sono in media tra i 18 e i 20 gradi. Il resto insomma vien da sè…

La sera un po’ scrivo, un po’ butto giù le ricette da postare e un po’ sto con Chef, altrimenti non ci si vede mai.

Un paio di giorni fa mi sono rivista con un po’ delle Spanzate e a parte la salvifica iniezione di solidarietà femminile che ne è conseguita, ho anche rimediato un paio di numeri di telefono e quindi qualche potenziale amica con figli.

Che non te lo dice nessuno, ma dovrebbero fornirtele appena esci dall’ospedale al posto dei campioncini gratuiti, altroché.

Adesso infatti scappo, sveglio quel narcolettico di Titu e andiamo di corsa all’appuntamento con una di loro. Che oltre a starmi simpaticissima ha pure un figlio maschio e non sarebbe male per niente se in un futuro non troppo lontano diventasse un potenziale compagno di giochi. Visto mai…

Ah, sto sviluppando un’insana dipendenza da Instagram.

Ho condiviso solo 1 foto per ora, ma farò parecchi danni, una volta varcata la soglia di casa…

Have a nice weekend.

Io vi dico solo che ho una festa di laurea domenica pomeriggio. In enoteca. E anche qui il resto vien da sé direi…

Romagna mia: ovvero la campanilista che c’è in me.

Sabato, dopo mille millenni di arresti domiciliari, scazzi cosmici e giornate fredde e piovose passate con la fronte incollata alla finestra e un’espressione da due novembre stampata in faccia, finalmente era caldo. Non quel timido tepore primaverile che appena vai all’ombra percepisci 10 gradi in meno e ti arriva la folata di vento bastardo e la sinusite ce l’hai quasi garantita, no. Era caldo per davvero. Cioè, venti gradi tipo.

Titu ha provato sulla sua pelle cosa significa essere figlio nostro quando fuori si sta bene.

Tipo che si è usciti di casa alle tre e si è rientrati (a malincuore) verso le otto. Infilandoci in mezzo pure un aperitivo all’aperto.

Mi sentivo come se fossi ritornata da un lungo viaggio. E Rimini non mi era mai sembrata tanto bella.

Il Corso era invaso e straripante di pasta boys vestiti peggio degli Emo di Zelig (ma che minchia di moda gira tra gli adolescenti? Chi è lo stilista, Beetlejuice?), ma anche di giovani genitori con carrozze, ovetti e passeggini sempre più simili a navicelle spaziali (seguirà a breve un post sul tipo di passeggino: ho scoperto che svelano moltissimo il carattere di una persona), ragazzini in bicicletta, giovani attivisti politici con il loro chioschetto per la raccolta di firme, i due liocorni…insomma, non mancava proprio nessuno.

Mi piace Rimini, ci avrei sempre voluto abitare e da quando sto con Chef mi sono sentita un po’ adottata da questa città antica, movimentata e godereccia.

Che insomma, diciamocelo: in Romagna sappiamo fare bene bene bene tre cose: andare in moto, divertirci e mangiare.

Infatti chiunque aveva un mezzo su due ruote sabato l’ha preso su e ci ha fatto un giretto. Chiunque, anche il novantenne munito di Ciao e casco integrale.

E Chef rosicava in silenzio, pensando a quando aveva la moto, glielo si leggeva in faccia da due km.

Bramavamo così tanto un aperitivo all’aperto che non siamo riusciti ad aspettare oltre le cinque e un quarto. Manco i tedeschi in estate vanno a bere così presto…

E siccome ogni tanto la romagnola che c’è in me viene prepotentemente fuori e si fa sentire in tutto il suo campanilismo, ieri, che era domenica, che Titu dormiva e che tanto fuori il tempo era orrendo sono stata a letto io?

Ma vuoi scherzare?

Mi sono alzata alle otto e mi sono messa a fare una cosa che se non sei nato qui (o non hai una nonna di qui), non ti verrebbe mai in mente di fare. Per fortuna.

Ieri mattina ho fatto la sfoglia. La pasta all’uovo, sì. Quella delle lasagne, delle tagliatelle o dei tagliolini.

A mano, senza impastatrice e macchina per stenderla.

Come fa la mia Mutti, insomma.

Ora.

Possono fare mille pubblicità accattivanti, fighissime e ammiccanti. Possono mettermi anche il bel Giorgetto Clooney nudo che mi arrotola i cannelloni di pasta industriale e mi garantisce che sono buonissimi.

Non ci sono cazzi per nessuno, fatta a mano è una cosa che va fuori dalla grazia del Signore.

C’è dietro una ricetta che si tramanda di madre in figlia da generazioni, dal modo di impastarla al modo di stenderla, al come fare per tagliarla e che purtroppo si perderà a favore dei cibi pronti e veloci.

Si sta già perdendo in effetti, le mie amiche non si sognerebbero mai di fare la sfoglia a mano. Fai una gran fatica e ti maledici perché potevi startene sotto le coperte con il tuo uomo a dormire o anche a far altro…

Io però a mia figlia (se mai ne avrò una) glielo vorrei insegnare. Perché vorrei che provasse quel senso di appartenenza così forte e così bello che ci lega a questa nostra terra, almeno una volta nella vita.

Che, campanilismo a parte, diciamocelo: basta farle una volta o due, nella vita, le lasagne. Per tutto il resto, c’è il negozio di pasta fresca all’angolo. 😀

Ma se proprio ci volete provare, perché siete curiosi e anche un po’ masochisti, la ricetta la trovate qui.