Archive for the ‘ io e lo scazzo cosmico ’ Category

Facciamo cambio? seeeee…..

Il prossimo che mi dice “beata te che sei a casa tutto il giorno, pensa a me che devo andare a lavorare”, giuro che lo prendo a calci nel culo finché non mi fanno male le gambe.

Avvisati insomma.

Fare la mamma è bellissimo, per carità. E Titu è un angelo, si spara delle dormite in notturna che manco me le sarei sognate, quando ero incinta. Quindi non mi voglio assolutamente lamentare.

Però vorrei chiarire una volta per tutte qualche piccolo concetto base, che chi non ha figli evidentemente non riesce proprio a capire:

1) stare a casa con un bambino di 4 mesi, in inverno, significa essere agli arresti domiciliari. Non puoi uscire quando ti pare a te per un caffé/aperitivo/shopping con le amiche.

2) stare a casa con un bambino di 4 mesi non significa nemmeno stare per ore davanti alla tv a grattarsi la panza e bere birra a nastro. Eh no. Perché di solito il nanetto in questione mangia/piange/ha mal di pancia/fa la cacca (non necessariamente in quest’ordine) oppure non ha niente e vuole solo stare in braccio. A seconda del nano, il livello di intensità delle necessità sopraccitate aumenta o diminuisce a seconda del culo o della sfiga che avete. A me è andata parecchio bene, però resta il fatto che se fai un figlio, te ne devi occupare.

Quindi tutto ciò che riguarda te stessa passa, ovviamente, in secondo piano.

Leggi se e quando hai tempo, io e Chef non ci guardiamo un film ininterrotto da mesi, appena accendo il pc per scrivere Titu magicamente apre un occhio e comincia a strillare, se mi metto a fare un po’ di addominali e flessioni reclama la tetta… insomma, cose normalissime e ovvie.

Almeno, ovvie per me, che ci sono in mezzo.

Evidentemente, per la ggggente in generale non è così lampante il fatto che si faccia molta meno fatica a stare 8 ore in ufficio e poi andarsi a fare i fatti propri e non avere pensieri, che stare a casa con un figlio. Eh no, direi proprio di no.

Eh va bene, fine dello sfogo mammifero.

Che non voglio mica sembrare una di quelle che parla solo di suo figlio, uppercarità. E per dimostrare che sono ancora una persona, oltre che una mamma, oggi io e Titu andiamo a trovare la Mutti, che muore dalla voglia di spupazzarsi per bene quel batuffolo di suo nipote. Già. Così la mamma farà quello che da mesi non vedeva l’ora di fare:

andarsi a comprare un paio di scarpe con tacco vertiginoso. E pure una borsa, se ci va. Ecco.

Son soddisfazioni, insomma.