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“to bio” or “not to bio”

Lo so, ero semi-dispersa. Ma in spirito c’ero eh…

La verità è che Titu mi ha messo su tre-denti-tre in una botta secca con notti di sonno parziale e a intermittenza, fa un caldo porco, al lavoro ho seimila scadenze e come se non bastasse io e Chef lunedì ci siamo guardati negli occhi e ci siamo detti “dai, cambiamo tutta la disposizione dei mobili!”

Che io l’ho sempre pensato che io e lui non si è molto a piombo, ma questa è stata proprio la conferma definitiva. 

Risultato: schiena a pezzi, sonno a mille, occhio crepato tipo Willy il coyote e nervi tesi quanto basta. Ma il salotto è venuto una meraviglia, c’è molto più spazio, più luce e finalmente IL MOSTRO (il televisore 47 pollici di Chef) è appeso al muro e fa meno impressione. La nostra vita sociale questa settimana ha eguagliato quella dei monaci trappisti e sono talmente in astinenza da rapporti umani che il programma di domani sera comprendente una pizza con amici nano-muniti più giretto a piedi mi sembra una botta di vita. Per carità, gli amici in questione sono spettacolari, ma insomma, il mio concetto di mondanità si è un po’ ridimensionato, da Titu in poi.

L’ho detto che c’ho il giramento di coglioni facile, vero?

Ecco.

E cosa decido di fare io, quando sto messa così? Me ne sto in casa, nel mio salotto -nuovo- a leggere e a bere una bella birra ghiacciata? magari con un bel cd in sottofondo?

Nossignori.

Mi passo la bellezza di 2 pomeriggi interi dalla Mutti e poi accompagno anche Vi, la mia amica neo mamma, al supermercato biologico. Non so sinceramente quale delle 2 esperienze mi abbia fatto più girare le palle… diciamo che c’è un bel concorso di colpa. Che io l’adoro la Mutti, però a volte farei meglio a mangiarmi 10 buondì motta senza berci niente dietro e aspettare che la morte sopraggiunga.  Non scherzo, sa essere tremenda quando vuole e questa settimana era particolarmente in forma (o meglio, io ero particolarmente infiammabile). A chiudere mi sono fatta il nonsense tour al supermercato di alimenti bio. 

Allora.

Io non c’ho nulla in contrario al biologico, per carità. Per me la gente può tranquillamente decidere di farsi spennare acquistando prodotti bio. Che poi bio al 100% non sono quasi mai, ma ci vorrebbe un post a parte sull’argomento e non ho voglia di infrangere i sogni di nessuno. Io non condivido, per me non ha senso spendere il triplo per un pacco di tortine al kamut con zucchero di canna che viene da fanculonia. Allora mi compro la farina, lo zucchero, le uova dal contadino e me li faccio in casa, i dolcetti. Ci vuole un quarto d’ora e almeno so che cosa mangio. E spendo meno. 

Ma vabbè, contenti loro. 

Vi era in estasi, stava per comprare un succo al mango e arancia senza avere la minima idea che sapore abbia il mango perché non l’ha mai mangiato (se scopri che ti fa schifo cosa fai? Butti 1 litro di succo che costa come il petrolio?), nel reparto dolci quasi sbavava e alla cassa rideva e scherzava con il cassiere manco fosse stato il suo migliore amico. 

Il cassiere. 

parliamone. 

Sì perché è lui il soggetto cardine del post di oggi. 

Ha battuto mia madre, che nel 2011 mi rompe i coglioni perché non mi vergogno di dire che non vedo l’ora di uscire con le amiche nonostante sia una mamma (per lei le 2 cose sono inconciliabili, amorali e punibili con l’estromissione dal testamento credo), ha battuto la segretaria che ieri a lavoro mi ha chiamato per chiedermi la differenza tra una fattura e una nota di accredito e ha battuto persino Tampax che alle due del mattino è entrata in garage pigiando sul gas manco fosse The Stig, svegliandomi e facendomi tirare giù sei o sette santi dal calendario. 

Il cassiere del negozio biologico è il mio nemico pubblico numero uno. 

Deve aver percepito in me una nota di scetticismo, oppure nel mio sguardo deve aver colto una qualche incertezza oppure dal mio colorito spento e dalla mia pancetta che ancora non si decide a sparire ha individuato un chissà quale errato e sacrilego stile di vita… tant’è che mentre a Vi e riservava sorrisi e battute di spirito e al piccolo J faceva tutto il repertorio di faccine e versi possibili e immaginabili, ha liquidato la sottoscritta con una scortesia che in confronto in Sudtirol sono dei mattacchioni espansivi. E a Titu, nonostante gli sorridesse e cercasse la sua attenzione, non l’ha nemmeno guardato.

Ora.

Io capisco che una faccia nuova possa inibire. Non essendo un’adepta conclamata della “setta del mangiar sano”  ci può anche stare che te ne stai un po’ sulle tue. Non pretendo che ti metti il naso rosso da clown e che mi improvvisi un numero da circo. 

Ma i fondamentali dell’educazione, brutto stronzone gigante sì, quelli li esigo. Dato che il tuo stipendio lo strapago io con i furti legalizzati del tuo negozio merdoso, il minimo è che mi saluti quando esco. 

Sai dove te li dovresti mettere, i tuoi bocconcini al seitan? 

Ecco, bravo, ci siamo capiti. 

Però i cornflakes ce li hanno buoni. almeno quelli.

Dopo questa esperienza, credo che rimarrò un membro a vita del partito del “not to bio”. Ci dovrebbe andare Vincent Cassel a fare il commesso…allora forse potrei anche soprassedere. 

Ma forse eh…

 

Spinning round and round

Non so se sia più faticoso star dietro a mio figlio di sette mesi o a mia madre, che ha sessantasei anni suonati e deve rispettare l’imperativo del medico di prendersi una bella pausa dagli impegni che le gravano sulle spalle e cercare di rilassarsi.

Ora.

Mia madre possiede una percentuale di cocciutaggine non indifferente, lavora da quando aveva otto anni e per lei il massimo del relax è stirare una ventina di camice di fila. Ecco, così per darvi una veloce idea del soggetto. Come molte donne in menopausa, soffre di ipertensione: se a ciò uniamo una dieta completamente malsana (olio versato col gomito perennemente alto, sale come se piovesse e maiale cucinato in ogni modo) e uno stile di vita frenetico, l’innalzamento di pressione – e conseguente gitarella al pronto soccorso- è praticamente garantito. 

Dato che io sono la figlia con il carattere più simile al suo, pare che a me deleghi molto più di buon grado molti impegni giornalieri e  lo scambio è equo: lei mi tiene Titu e io sgobbo al posto suo.
Io sapevo che mia madre avesse molte cose da fare.

Ma minchia, non pensavo davvero che fossero così tante. 

Giornata tipo del panzer super corazzato: sveglia all’alba e mette su il brodo per mio figlio e la pappa per il cane (che fa la guardia nel loro casolare di campagna, a circa 20 minuti di macchina da Riccione, nda). Poi stira per un’oretta e così si fanno circa le otto. Accompagna uno a caso dei 3 figli di mia sorella (che abita nell’appartamento sotto quello dei miei, nda) a scuola. Al suo ritorno mette su il caffé così quando arrivo io con Titu ce lo beviamo. Poi io vado a lavorare, mio figlio sviene letteralmente e se la dorme fino alle undici circa. Lei secondo voi, che ne so, si guarda un film, chiama un’amica, legge un libro, fa giardinaggio? Nossignori. No. O fa 4-5 uova di sfoglia (non si sa mai), oppure si mette a pulire 3-4 kg di pesce, oppure stira. Se proprio vuole esagerare e oziare di gran bella, prepara una ricetta elaboratissima, tipo la “Sella di vitello alla Orlov” . Dopo pranzo va a portare il rancio al cane di cui sopra. Poi va al supermercato e fa la spesa per sé, per mia nonna, per mia sorella e anche per l’ufficio se capita. 

Insomma, la parola “cazzeggio” non fa parte del suo vocabolario. 

Da una decina di giorni a questa parte, non può (ne se la sente, per fortuna) fare praticamente nessuna di queste cose. Insomma, dovrebbe approfittarne e rilassarsi. Il che comprenderebbe anche andare dal parrucchiere, dall’estetista, a cena fuori. Ovviamente non lo fa, ma comunque se ne sta buona a casa.

Ed ecco che entro in scena io. 

Che oggi sembravo la figlia di Colin McReae, con la mia Focus 2000 sotto il culo a palla per le stradine di campagna. Che poco ci mancava che gliela tirassi da finestrino in corsa la pappa al cane. 

Che ieri l’ho portata al supermercato e dopo 2 ore che eravamo dentro giuro di aver sentito una voce che mi diceva “presto sarà tutto finito, non temere”.

Che al vivaio mi sono caricata 6 sacchi di terriccio da 20 l l’uno da sola in macchina. 

Che quando arrivo a casa la sera, poco ci manca che sia Titu a mettere a letto me. 

Che siccome il DNA non è un’opinione io alla fine sono la fotocopia in miniatura della mia mamma, per carità. 

Però, qui lo dico e lo ribadisco: se io arrivo in salute alla sua età COL CAZZO che mi faccio una vita così. Preferisco stancarmi girando il mondo, piuttosto che girando tra la lavanderia, la Coop e la ferramenta. 

In sintesi: se non si rimette in fretta, al pronto soccorso ci finisco io… 

Hasta Luego. 

 

 

 

People are strange…

…e basta. Non vale, in quest caso, l’altra parte della strofa che fa “when you are a stranger, faces look ugly, when you’re alone.”

Non vale perché questo è un post incentrato su soggetti sub-umani non ben identificati, vale a dire i miei vicini di casa.

Premessa: io e Chef siamo due che si fanno gli stracazzi loro a nastro. Quindi non si è mai andati più in là del “buongiorno e buonasera” con chiunque ci abiti attorno. Invitiamo spesso amici a cena ma non abbiamo mai dato feste o simili, quindi il volume della musica non ha mai superato i livelli di guardia. Abitiamo al piano terra, quindi non camminiamo sulla testa di nessuno. Ale in cinque mesi di vita avrà pianto sì e no tre volte dopo le undici di sera.

Insomma, diciamocelo pure: noi si è i vicini di casa quasi ideali.

Peccato che chi ci abita nelle strettissime vicinanze non sia altrettanto tranquillo.

Ora: io sono star convinta che a prescindere dai soggetti che il caso ti mette vicino, sia sempre difficoltoso trovare un rapporto di convivenza idilliaca. Non mi aspettavo di certo la torta di benvenuto, quando ci siamo trasferiti qui due anni fa. Che di solito uno pensa che i vicini di casa peggiori che ti possano capitare sono i giovani. Seee…A parte che me li devi trovare dei giovani che non vivono con i genitori. Che io sono stata un caso parecchio isolato, ad andarmene di casa a 25 anni. Ma a parte ciò, ho scoperto sulla mia pelle che la categoria peggiore sono proprio le famiglie.

Prendi i miei vicini: lui e lei pensionati tra i sessanta e i settanta, lui schivo, lei più espansiva e se glielo permettessi sicuramente sarebbe una che alla terza volta che ti parla ti racconta i cazzi suoi. Due figlie, una sposata senza figli ma con un cane di piccola taglia cattivo impestato (detta anche La Zonza col cane) e una single e isterica che vive ancora con loro (sorpannominata Tampax), nonostante abbia sicuramente passato i trenta da un po. Forse vivono con l’aspettativa di un nipote in arrivo prima o poi; hanno due macchine, una casa di proprietà, un tenore di vita agiato. Insomma, la classica famiglia italiana media.

Ecco, appunto. Ma proprio molto media. Così media che guarda caso, ogni domenica quando pranzano tutti insieme senti degli urli e delle litigate che in confronto i ragazzi della casa del GF sono dei baronetti inglesi. Così beneducati tutti quanti, che nonostante sappiano che sotto di loro vive una coppia con un neonato, non si fanno dei problemi a spostare poltrone e sedie e mobili vari all’una del mattino. Così delicati che provano questo irrefrenabile istinto a fare le gare podistiche in notturna con minimo il tacco 10 ai piedi. Così di cuore che ogni tanto accudiscono anche il cane nano e carogna della Zonza. Cane che non fa altro che abbaiare, dalla mattina alla sera (ieri ha rotto i coglioni per 8 ore consecutive e mi ha svegliata alle sette del mattino…capito? non mi sveglia mio figlio, ma il cane degli stronzi al piano di sopra). E per favore, astenersi commenti del tipo “eh, ma che colpa ne ha il cane”, che non sono in vena. A me gli animali piacciono, ma fintanto che non mi fracassano gli zebedei. Anche io ho sempre avuto un cane. Però avevo anche una bella casa con un giardino dove la povera bestiola poteva correre e sfogarsi. Perché secondo me, tenere un animale dentro un appartamento è snaturare la sua indole e poi per forza che lui abbaia e rompe i coglioni. E astenersi anche commenti tipo “eh ma allora tu che hai un bambino di 5 mesi? anche lui se piange disturba…”

Primo: chi paragona un cane (che per carità, sono la prima che rispetta e ama gli animali eh,) a un bambino non merita nemmeno una risposta.

Secondo: mio figlio, nel caso particolare, non piange praticamente mai. Quindi poche storie, che oggi non gira.

Questi sono quelli che abitano di sopra. Io ho il vago sospetto che l’unico uomo di casa, il povero babbo, sia una vittima del sistema e in cuor mio un po’ simpatizzo per lui.

Nella casa a fianco abbiamo un burbero signore canuto (detto L’uomo che Fuma) che mi ha salutata dopo un anno che abitavo qui. Il vicino ideale. Lo adoro. Peccato che abbia una figlia pazza (la Strillona) che lo viene a trovare ogni giorno per urlargli contro per cinque – sei minuti buoni. Dopo aver trattato come una merda secca il suo anziano genitore (e aver parcheggiato la sua macchina in mezzo alle balle) ella se ne va. Facendomi sempre più sentire simpatizzante col vecchio.

In sintesi, questa lunghissima menata vorrebbe non solo essere uno sfogo personale (stateci voi chiusi in casa con la pioggia, un bambino di 8 kg che vuole solo stare in braccio e un cagnetto rompi palle a fare da colonna sonora, poi ne riparliamo), ma anche una critica a tutti quei vicini di casa che, dopo una strage familiare compiuta a colpi d’ascia, se ne  escono con la frase più triste e più falsa del mondo: “mah, era una famiglia così tranquilla, ma chi l’avrebbe mai detto”.

Ecco, se dovesse capitare che uno dei due uomini citati in questo post un bel giorno, magari quando tira un bel garbino di quelli seri, decidesse di sterminare tutta la sua famiglia vi giuro che io e Chef lo diremo alle telecamere: “era ora cazzo!”

Ecco.

Oggi mordo, se non s’era capito…

Ma come ti vesti?! come non sentirsi dei cessi ambulanti dopo il parto.

Prendendo spunto dall’omonimo programma e dagli improbabili look in esso proposti, mi è venuta voglia di scrivere un pezzo sul look tipo della neo-mamma.

Ora, parliamoci chiaro: il fisico si incasina parecchio, con la gravidanza. Quindi a meno che di cognome non facciate Schiffer, Bundchen, Moss e via di seguito, è molto difficile che un mese o due dopo il parto il vostro addome sia piatto e liscio come una tavola da surf. C’era un bambino lì dentro fino a poco tempo prima, presente?

Ecco, chiarito questo concetto di base, sappiate che nonostante la vostra pancia assomigli moltissimo a un budino scaduto, ci sono molte soluzioni comode e carine che potrebbero farvi sentire ancora femminili e passabili.

Hanno voglia Enzo e Carla a dire che una donna debba stare in casa con il tacco 12 e il tubino aderente… probabilmente loro, che non hanno un cazzo di niente da fare tutto il santo giorno, possono permettersi gli ankle boots, il make-up impeccabile e i capelli sempre in piega (beh, lui è pelato, fa ancora prima). Le mamme, o comunque le persone normali in generale no. Che dobbiamo fare i conti con la vita, noialtri comuni mortali. Però c’è un limite abbastanza sottile che divide il casual dallo sciatto. E ho notato che moltissime neo-mamme (me compresa, all’inizio) ci cascano di brutto, nel mondo del trash: occhiaie che manco il panda cinese, coda alta per nascondere il capello autogestito e pure un po’ unto, tute improbabilissime che non renderebbero giustizia nemmeno a Kate Moss, ciabatte a forma di cane e chi più ne ha più ne metta.

Ok, con un neonato si sta bene e spesso in casa. Si dorme, tranne nel mio e pochi altri casi, poco e male , ci si vede e ci si sente grasse e brutte e si ha in generale poca voglia di mettersi in tiro. E ci mancherebbe, per carità.

Però la tuta si può comprare nera e di un modello carino che non ti fa assomigliare a una fascina di legna, ad esempio. Si lascia il nano al vostro marito/compagno e ci si prende 10-15 minuti per infilarsi sotto la doccia e insaponarsi ben bene (sembra, ma rimette al mondo). Compratevi un paio di scarpe da ginnastica comode e carine, ma la ciabatta no, a meno che non stiate andando a dormire. Io non mi trucco da mesi (non esco mai e poi meno un bambino entra a contatto con cosmetici e co e meglio è), però questo non significa che la vostra pelle debba uniformarsi al muro di casa vostra: scrub una volta a settimana, creme idratanti e bere tantissima acqua fa mezzi miracoli. Questo se il nano vi nasce in autunno o in inverno, come è successo a me: se è estate non rompete le palle, che potete uscire quando vi pare. Ecco. Insomma, basta pochissimo per sentirsi meglio con se stesse e credetemi: vi servirà, nei primi mesi di vita con vostro figlio.

E cercate di assumere, per quanto sia difficile, uno stile di vita sano: non mangiate schifezze e date un destro in pieno muso a chi vi dice : “massì, mangia quello che vuoi, che tanto allatti”. Mai cazzata fu più stellare di questa: io mi sono ingozzata per il primo mese e mezzo dopo la nascita di Titued ero quasi tornata a pesare come al nono mese di gravidanza. Evitiamo di farci del male, laddove è possibile please, che poi quei kg son tutti lì da smaltire e vi assicuro che non è per niente facile. Tanta acqua, tanta verdura, pasta, carne e pesce: mangiare un po’ di più se avete fame, ma mangiate sano. Io sono quasi ritornata una dignitosa 44…mica cazzi insomma. Ho messo un po’ di ricette di snack sani e facilissimi da preparare nella sezione cucina in alto a destra: approfittatene!!!!!

Vi assicuro che il post partum sarà un po’ meno pesante, se ci si piace un po’ di più.

 

Facciamo cambio? seeeee…..

Il prossimo che mi dice “beata te che sei a casa tutto il giorno, pensa a me che devo andare a lavorare”, giuro che lo prendo a calci nel culo finché non mi fanno male le gambe.

Avvisati insomma.

Fare la mamma è bellissimo, per carità. E Titu è un angelo, si spara delle dormite in notturna che manco me le sarei sognate, quando ero incinta. Quindi non mi voglio assolutamente lamentare.

Però vorrei chiarire una volta per tutte qualche piccolo concetto base, che chi non ha figli evidentemente non riesce proprio a capire:

1) stare a casa con un bambino di 4 mesi, in inverno, significa essere agli arresti domiciliari. Non puoi uscire quando ti pare a te per un caffé/aperitivo/shopping con le amiche.

2) stare a casa con un bambino di 4 mesi non significa nemmeno stare per ore davanti alla tv a grattarsi la panza e bere birra a nastro. Eh no. Perché di solito il nanetto in questione mangia/piange/ha mal di pancia/fa la cacca (non necessariamente in quest’ordine) oppure non ha niente e vuole solo stare in braccio. A seconda del nano, il livello di intensità delle necessità sopraccitate aumenta o diminuisce a seconda del culo o della sfiga che avete. A me è andata parecchio bene, però resta il fatto che se fai un figlio, te ne devi occupare.

Quindi tutto ciò che riguarda te stessa passa, ovviamente, in secondo piano.

Leggi se e quando hai tempo, io e Chef non ci guardiamo un film ininterrotto da mesi, appena accendo il pc per scrivere Titu magicamente apre un occhio e comincia a strillare, se mi metto a fare un po’ di addominali e flessioni reclama la tetta… insomma, cose normalissime e ovvie.

Almeno, ovvie per me, che ci sono in mezzo.

Evidentemente, per la ggggente in generale non è così lampante il fatto che si faccia molta meno fatica a stare 8 ore in ufficio e poi andarsi a fare i fatti propri e non avere pensieri, che stare a casa con un figlio. Eh no, direi proprio di no.

Eh va bene, fine dello sfogo mammifero.

Che non voglio mica sembrare una di quelle che parla solo di suo figlio, uppercarità. E per dimostrare che sono ancora una persona, oltre che una mamma, oggi io e Titu andiamo a trovare la Mutti, che muore dalla voglia di spupazzarsi per bene quel batuffolo di suo nipote. Già. Così la mamma farà quello che da mesi non vedeva l’ora di fare:

andarsi a comprare un paio di scarpe con tacco vertiginoso. E pure una borsa, se ci va. Ecco.

Son soddisfazioni, insomma.