Archive for the ‘ io e il nano ’ Category

yeah yeah, back to nightlife at last!

Eccomi.

Ormai mi sono ridotta che scrivo qualcosa ogni due settimane e non è che la cosa mi faccia granché piacere.

Titu s’è beccato la sesta malattia, una cosa che a quanto pare tutti i nanetti della sua età prendono e che da un po’ di febbre e al passare di questa provoca un esantema. Cos’è un esantema? Beh, avete mai provato a tuffarvi di pancia sul ghiaino? Il risultai che otterreste sarebbe più o meno lo stesso.

Insomma è stata una settimana abbastanza difficile, s’è dormito poco (io, Chef non sente quasi mai quando suo figlio piange e io non lo sveglio perché, sappiatelo, gli uomini sono più di intralcio che di aiuto quando avete un bambino piccolo che frigna perché sta male), s’è mangiato anche meno e quando sono rientrata a lavoro, giovedì, ero quasi felice, che almeno vedevo due facce diverse dal solito.

Ma adesso va alla grande.

Per rimediare alla settimana di clausura e scaglionamento stamane mi sono fatta un bel regalo. Che io ci ho provato, a mettere solo sandali bassi e ballerine. Che ok, con un bimbo piccolo devi quasi per forza mettere solo scarpe basse, perché devi essere agile e comoda. Però…

Però quando li ho visti è stato un colpo di fulmine e si sa che io son passionale e che al cuor non si comanda.

I sandali più belli e più alti del mondo sono felici di fare la conoscenza della signoria vostra:

 

Sono belli, eh???? La foto è un po’ merdosa ma passatemela, che io non sono mica figa come le fessccion bloggher, non avevo tempo di mettermi in posa e autoscattarmi una foto davanti allo specchio, magari trattenendo la pancia e sporgendo le clavicole in avanti. No no no.

Ah, e mi sono comprata anche questi occhiali qua.

 

 

 

 

 

 

 

 

Che vi devo dire, oggi ho voglia di fare la figa, sono in pieno self-esteem mode on, probabilmente perché sto dimagrendo e finalmente sto tornando a piacermi fisicamente.

 

Giovedì è stato il compleanno di Chef e gli ho preparato una cena delle mie, leggi: pesce e vino bianco ghiacciato come se piovesse. Mi piace cucinare, mi rilassa. Tagliare le verdure, saltarle in padella, preparare il fondo di pomodoro del brodetto (che altro non è che pesce in umido), disporre gli ingredienti lavorando di fantasia per realizzare un piatto non solo buono, ma anche bellissimo…tutto ciò mi manda in uno stato di grazia e mi tranquillizza moltissimo. Fosse per me, cucinerei tutto il giorno, è un modo come un altro per comunicare amore verso chi mi sta vicino. Ed è arte, allo stato puro.

 

Comunque, come vuole la tradizione, per il compleanno di Chef si va anche a cena fuori. E quest’anno non si fanno mica eccezioni eh… che Titu ha già otto mesi, non è più tetta-dipendente e stasera io e la mia dolcissima metà si esce e lo si lascia ai nonni. Anche a dormire, olè!

 

No, ma non mi ubriaco mica stasera.

 

No.

 

Hasta luego. Se sopravvivo ovviamente…

 

“to mom or not to mom…

…that is the question” .

è che io, sinceramente, è una settimana che avevo in mente tutto un altro post.

Che di carne al fuoco ce ne sarebbe anche tanta, dalla cattura (vera o presunta) con conseguente uccisione (anche questa vera o presunta) di Osamino-son dieciannichesonquienonvenesieteaccorti-BinLaden ai referendum del 12 giugno, al Royal Wedding che ci ha fracassato, diciamocelo pure, le Royal Balls.

Invece succede che mercoledì vado dalla pediatra per il controllo mensile.

Ho già spiegato altrove che solo il fatto di arrivarci, nell’ambulatorio della mia pediatra, è peggio che scalare il K2 con una batteria di pentole nello zaino. Ma non ho mai spiegato quanto sia frustrante, per me, aspettare il mio turno in sala d’aspetto senza provare l’irrefrenabile istinto di sterminare a colpi di machete le altre mamme. Questo mi capita un po’ ovunque, se devo essere sincera. Io la categoria “mamme” solitamente la soffro un po’. Mi rendo conto che forse è un po’ colpa mia, che sono io ad essere l’anomalia, la scheggia impazzita del sistema. Io parlo poco e mal volentieri di mio figlio. Ci sto assieme tutto il giorno, vorrei parlare anche di altre cose quando interagisco con gente che ha più di sei mesi.Alla domanda “com’è?” rispondo con un cenno del capo in direzione di Titu (che di solito è stravaccato nel passeggino intento a mordicchiare le orecchie a Canonzo) più uno svogliato: “è così come lo vedi. Buono.” e poi cambio discorso. Quando mi chiedono: mangia, dorme, si alza già a sedere, quante volte al giorno fa la cacca, quanto pesa, ha già i dentini ecc rispondo sempre con la frase di rito: “secondo la pediatra cmq è tutto nella norma”. Insomma, le altre mamme mi scansano quasi sempre dopo 5 minuti. Probabilmente mi ritengono una stronza spocchiosa snob che se la tira. E va bene così.Un po’ perché è vero e un po’ perché non ho voglia di diventare come loro. Loro, che parlano solo di parto (trauma che non tutte evidentemente archiviano con la nascita del nano), pappe, pannolini, dermatiti, cacca, vomito, sonno, veglia, malattie esentematiche, nonni e zii invadenti, denti che spuntano, vizi gratuiti e chi più ne ha più ne metta. Quando queste qui evolvono, si trasformano nella Fraulein Rottenmeier: parlano solo di verifiche, compiti, doposcuola, attività ricreative, programmi educational, professori, consigli di classe, consigli di istituto, cresime, comunioni ecc.

Ecco, io non ho voglia di diventare così.

Io, quando avevo 18 anni e tenevo a bada i due maschi di mia sorella come fossero stati i miei, già non le sopportavo queste qua e mentre le mandavo a quel paese, cercavo di immaginare che tipo di mamma avrei voluto essere. E a distanza di dieci anni non posso che rispondere di corrispondere a quella donna che sarei voluta diventare. Forse mi immaginavo solo un po’ più magra e con i capelli un po’ più corti, ma per il resto ci siamo. Probabilmente molte cose di me sono destinate a cambiare, nel corso degli anni, ma qui lo scrivo e qui lo esigo: se divento una rompicoglioni per favore fatemelo notare e poi ammazzatemi a colpi di scimitarra.

A parte ciò, ricominciare a lavorare ha i suoi lati positivi e negativi: mi sento più utile e realizzata ma ho meno tempo per scrivere. Ovviamente nei sei mesi di maternità, in cui Titu si sparava delle maratone di sonno che nemmeno un narcolettico sedato, non mi veniva un’idea buona nemmeno a mettersi a piangere in greco. Adesso il mio cervello erutta spunti e trame come il vulcano islandese dal nome strano (quello che l’anno scorso di sti tempi rompeva le scatole al mondo intero sbuffando cenere e facendo cancellare voli, sì lui.). Peccato che il tempo sia poco e pure tiranno, ma come dice sempre la Cy, il tempo si trova!!

Nel frattempo sto lavorando a qualche ricetta buona, sana e veloce da preparare (a breve foto e link), in linea con la stagione e con il mio nuovo modo salutista: dopo una parentesi di potente scaglionamento alimentare ho ripreso il controllo della mima vita e della mia dieta e nonostante la pancetta post partum sia più difficile da debellare del colesterolo in USA, mi sento molto meglio, più energica e più serena. Che alla fine il principio fondamentale non è dimagrire, ma sentirsi meglio. Contrariamente a quello che pensano in molti, mangiare bene e sano non significa ingurgitare tonnellate di verdura scondita e cibi insipidi e poco appetitosi: certo, un po’ tocca aggiustare il tiro con olio e condimenti, ma basta un po’ di fantasia, una dieta fatta bene, bilanciata ed adeguata alle proprie esigenze e un po’ di movimento quotidiano. I risultati arrivano. Che io quelle che pesano cento chili e dicono “non mangio niente eppure non dimagrisco, è un fatto di costituzione” le prenderei a sberle assieme a quelle che pesano kate moss più una mela e ti dicono, con gli occhi che nemmeno Bambi “ah io mangio da mattina a sera quello che voglio, eppure non metto su un grammo, sarà il metabolismo!”

Sarà anche che forse avete un’idea un po’ distorta del concetto “mangiare normale”?!? Magari eh, perché io ho notato che quando mangio meno dimagrisco e quando esagero ingrasso, un po’ come tutto il resto del mondo… sarà forse che in quasi 30 anni ho imparato a conoscere ed ascoltare il mio fisico, sarà che la mia amica dietista che mi segue da due anni è una con le contro palle e mi ha azzeccato subito la dieta giusta (a proposito, questo è il suo sito, fateci un giro che merita!), sarà che mi piace moltissimo cucinare e conosco bene la natura dei cibi e una notevole quantità di variabili per prepararli… però io anche a 14 anni alla storia del metabolismo c’ho sempre creduto poco.

Forse perché io credo molto nel fatto che una persona è quello che vuole essere, stringi stringi.

Al di là dei limiti fisici insuperabili (se sei alta un metro e un barattolo non è che se tutte le sere preghi in sanscrito ti svegli il mattino dopo alta due metri), che saranno un 20% di come siamo fatti, per il resto siamo padroni di noi stessi. Ed è proprio questa la nostra fortuna: possiamo plasmarci come meglio crediamo eppure ci facciamo ingabbiare bene e spesso da mille limiti del cazzo autoimposti. Chissà poi perché ci risulta sempre così difficile di diventare esattamente quello che vorremmo essere…

E vabbè, considerazioni metafisiche a parte, adesso smetto che s’è svegliato Titu e dobbiamo andare all’appuntamento con Vi, la mia amica neomamma con la quale si parla di tutto, tranne che dei nostri figli.

Hasta luego.

Easter and Sourroundings

Non sono stata travolta da un camion in corsa, no.

Ho “solo” ripreso a lavorare e, se Dio vuole, nel restante tempo me ne vado a zonzo con Titu e con Vi, la mia nuova amica con figlioletto coetaneo del mio. Inutile dire quanto sia felice di essermi fatta una nuova amica che non solo mi sta simpatica, ma con la quale posso anche condividere tutte (o quasi) le idiosincrasie materne e affini senza sentirmi necessariamente un’invasata, no?

Ciò detto a mia discolpa, sto benone. Titu è quello che sta meglio di tutti, bello de casa. Il weekend di Pasqua è, come ogni anno, un aperitivo di quello che sarà la stagione estiva e dopo tre giorni avevo già l’orticaria per via della coloritissima fauna che popolava la Riviera. Da noi va molto l’espressione “hanno aperto i gabbioni”, per descrivere il livello di fuoranza dei soggetti che vengono qua in ferie. Rende parecchio l’idea: il Circo Togni gli fa una pippa ai soggettini che gironzolavano tra Viale Ceccarini e il Lungomare, trust me.

Vedevi dalla tipa bardata come Messner al teutonico in pantaloncini e infradito. Per non parlare della gioventù tranzolla (presente gli Emo di Zelig? Ecco, così ma più brutti) che passava da un after in disco all’altro. Dire che questi hanno l’occhio da triglia è riduttivo e c’è anche caso che si offenda a morte, la triglia, sentendosi paragonata a sti cerebrolesi da competizione.

I nuclei familiari però, come sempre, mi mandano letteralmente in solluchero: li vedi e già ti si dipana davanti chiara come il sole la storia della loro vita. Di solito sono in 4 : mamma con faccia perennemente tirata (le ipotesi sono due: o le hanno fatto un’iniezione di botox di troppo o le girano perennemente gli zebedei), babbo con faccia perennemente avvilita  (e te credo, porello, vista la moglie che c’ha) e figli con faccia da teppisti. Lo sono anche, probabilmente e anche loro li capisco. Pure io, con due genitori così, sarei stata da riformatorio.

Li puoi osservare ovunque: per strada, al ristorante, in un negozio, in gelateria, al mare. Il risultato non cambia: lei caga il cazzo a tutti, ma soprattutto al cameriere/barista/commesso/bagnino. Lui abbozza e appena cerca di rabbonirla si becca un ringhio degno di un Dobermann che non mangia di un anno e le due iene fanno danni in giro completamente indisturbati. La mamma di solito mostra un briciolo di umanità nello sguardo solo quando li vede aggrapparsi alle tende del ristorante/negozio/bar e se ne esce con la frase più blasonata e odiosa del mondo. Frase che chiunque qui teme e odia in egual misura, e cioè “sa, sono bambini”.

Ecco, io la prenderei a schiaffi finché non mi cominciano a far male le braccia.

Forse questo è il motivo per cui non lavoro in una struttura ricettiva, ma in un ufficio. Che, Dio sia lodato, non si occupa di turismo, ma di import-export.

A parte questa breve parentesi pre-vacanziera, il weekend è andato bene. Anzi, è andato meravigliosamente, all’insegna della socialità: abbiamo avuto la casa piena di gente da sabato a martedì e il mio fegato è uscito molto provato da questa maratona enogastronomica, ma da oggi mi sono rimessa a dieta (progetto tristemente abbandonato nell’ultimo mese e mezzo) e mi sono ripromessa di postare qualche ricettina sana nei prossimi giorni. Del tipo che domani sera ho la Princess a cena e sabato sera invece vengono la Vi con compagno e nanetto e devo elaborare un paio di menu sani alla velocità del suono, altrimenti ci risiamo daccapo. Che la stagione si avvicina anche per me e la prova costume per ora mi spaventa più che l’ipotesi di un altro parto. Non so se ho reso l’idea.

E niente, ho il blocco dello scrittore. Per forza, direte voi, sei una scrittrice, cazzo volevi che ti venisse, il gomito del tennista?

Ok, però il fatto è che io mi sveglio carichissima, durante il giorno produco idee peggio di un cinese strafatto di anfetamina in una fabbrica abusiva di fuochi d’artificio e la sera mi passa tutta la poesia. Del tipo che accendo il Mac e me ne sto per delle mezz’or intere a fissare la pagina bianca di test edit come un’ebete. Mi prendono degli abbiocchi assurdi, ieri sera mi sono addormentata seduta sul divano e quando mi sono svegliata di soprassalto, Messi aveva segnato il secondo goal al Real e il collo mi faceva male come se avessi fatto Rimini-Barletta su un regionale in notturna.

Questa cosa del blocco comunque è incredibilmente frustrante da un lato e probabilmente giusta dall’altro: la mia vita è un continuo divenire, da un paio d’anni a questa parte, quindi è normale che non mi sia ancora assestata. Almeno credo. E poi, detto tra noi, preferisco vivere: mi piace passare le mie giornate in giro come una zingara fatta e finita (infatti il passeggino di Titu sembra più una carovana, che non un mezzo per l’infante) da sola o in compagnia di Vi, oppure in giro con Chef. E se decido di stare in casa è solo perché la sera ho amici a cena. Nonostante ciò la lista di gente da invitare è lunga come una messa cantata e ritorna l’attacco di panico se penso alla prova costume. Ecco.

Ho voglia di fare mille cose e ho un paio di progetti carini in mente, che spero di riuscire a portare avanti entro l’estate. Uno riguarda Eyes e Life in Paris e l’altro non ve lo dico, che son scaramantica e si sa. Anche perché non è molto definito ancora, è più una bozza semi concreta che prende forma nella mia testa ogni notte prima di prendere sonno.

Mi chiedo spesso: ma perché invece di spendere i miliardi di dollari a mandare dei coglionazzi su Marte alla Nasa non inventano una specie di hard disk della memoria, così una volta immagazzinati i dati te li puoi sbobinare con calma? Avrei vissuto l’equivalente di sei vite e probabilmente i miliardi di dollari ce li avrei avuti io.

Ideona eh?

Statemi bene, e soprattutto state in zona, che a breve do una sistemata anche al blog, promesso.

A livello di contenuti intendo, che di layout non so una fava.

sei mesi di noi

Metti un weekend dal caldo anomalo, due zingari trentenni con un figlio che se non fosse che pesa come un macigno non ti accorgeresti nemmeno che è con loro, data la sua bontà. Metti una Rimini strapiena di gente e una sete di quelle che gli Spritz si allineano sul tavolo nemmeno fossero soldatini che vanno alla guerra. Metti una festa di laurea dalle sei in poi in albergo con gente della tua età o giù di lì con figli al seguito, cibo e alcool come se piovesse. Mettici tante risate e anche quella leggerezza d’animo che si ha sempre quando comincia la bella stagione. E aggiungi anche tutto l’amore che puoi immaginare, ma proprio tutto eh, equamente diviso tra i due uomini della tua vita.

Ecco, avrai fatto il mio weekend.

Un signor weekend, lasciatemelo dire.

Ho rivisto gente che non vedevo da ottobre, ho bevuto tanti di quel frizzantini che ancora mi gira un po’ la testa, ho riso dalla mattina alla sera e ho anche visto un paio di scene allucinanti che avrei preferito non vedere, ma che mi hanno dato l’ennesima – e inutile- conferma che forse non sarò una mamma perfetta, ma che senza dubbio non sono una mamma rincoglionita.

Tipo che entra questa coppia di amici nostri con nano di un anno e mezzo al seguito, vestito – il nano- come un fighetto radical chic de noantri. Leggi: polo, kefiah, sneakers di marca e faccia di uno che non gliene potrebbe frega de meno di come l’hanno vestito. Fosse per lui, giustamente, andrebbe vestito da straccione ma venderebbe la mamma ai beduini per potersi rotolare in terra.

Ecco, la mamma.

Parliamone.

Spendiamo cinque minuti del nostro tempo per fare una bella radiografia a questo soggetto che, nei sei mesi del mio esilio forzato in casa, avevo rimosso dalla memoria.

Ha avuto un bambino 18 mesi fa, eppure il suo fisico sembra quello di una uscita dalla sala parto da un paio di settimane… e io che mi lamento di aver preso un paio di jeans taglia 44.

Vive, come tante mamme che conosco, nell’ansia perenne per l’incolumità di suo figlio. Come se, che so, vivessimo in una favela di Rio de Janeiro o nella foresta del Borneo.

Disinfetta tutto o quasi con il germicida.

Tartassa il povero papà, costringendolo a marcare a uomo il piccolo teppista, altrimenti c’è caso che inciampi e cada e si rompa la testa.

Ha il reverenziale terrore delle correnti d’aria, anche a Ferragosto.

In parole povere, è peggio di un gatto attaccato ai maroni.

 

Io cambio mio figlio in macchina, non sterilizzo ciucci e bottigliette nemmeno se mi pagano, se un gioco di Titu cade in terra glielo rimetto in mano senza nemmeno passarlo sotto l’acqua corrente. A parte tenergli la berretta (di cotone, of corse) quasi sempre per proteggergli le orecchie, non seguo particolari programmi di addestramento mammifero.

 

Per ora ci è andata bene e non credo sia solo una questione di culo.

 

In ogni caso mi sa tanto che me la sono tirata a mille, con questa.

 

E comunque: mio figlio ha mezzo anno oggi. E questi sono stati senza dubbio i sei mesi più belli della mia vita.

 

Cooking Mama

Ho aggiunto un po’ di ricette, le trovate qui, alla data di oggi.

Oh, se le provate a fare pretendo i feedback, mi raccomando! Anche se vengono cattive.

Non ho molto tempo per aggiornare perchè fuori c’è il sole e sono in media tra i 18 e i 20 gradi. Il resto insomma vien da sè…

La sera un po’ scrivo, un po’ butto giù le ricette da postare e un po’ sto con Chef, altrimenti non ci si vede mai.

Un paio di giorni fa mi sono rivista con un po’ delle Spanzate e a parte la salvifica iniezione di solidarietà femminile che ne è conseguita, ho anche rimediato un paio di numeri di telefono e quindi qualche potenziale amica con figli.

Che non te lo dice nessuno, ma dovrebbero fornirtele appena esci dall’ospedale al posto dei campioncini gratuiti, altroché.

Adesso infatti scappo, sveglio quel narcolettico di Titu e andiamo di corsa all’appuntamento con una di loro. Che oltre a starmi simpaticissima ha pure un figlio maschio e non sarebbe male per niente se in un futuro non troppo lontano diventasse un potenziale compagno di giochi. Visto mai…

Ah, sto sviluppando un’insana dipendenza da Instagram.

Ho condiviso solo 1 foto per ora, ma farò parecchi danni, una volta varcata la soglia di casa…

Have a nice weekend.

Io vi dico solo che ho una festa di laurea domenica pomeriggio. In enoteca. E anche qui il resto vien da sé direi…

Bye bye winter!

Ufficialmente da oggi si può dire a gran voce che l’inverno è finito. Non ha importanza se fuori la temperatura e il colore del cielo potrebbero indurmi a pensare l’esatto contrario: psicologicamente il 21 marzo è sempre stato una benedizione e quest’anno lo è ancora di più.

L’ho già scritto quanto sia stato difficile per una come me, abituata da anni a stare in casa solo per dormire e mangiare, starmene chiusa qui, senza possibilità di muovermi. Però ho scoperto le gioie della maternità. Ok. Ho anche rispolverato tanti interessi che per necessità avevo sepolto nel baule delle cose da fare quando sarò più grande (leggi=in pensione) come la fotografia e ho scoperto di nutrire una passione viscerale per la cucina.

Ecco. Diciamocelo. Ma anche a gran voce eh.

Sono un’ottima cuoca. Ok.

Ma sono una pessima casalinga.

Odio, detesto e ripudio le mansioni di casa. Mi fanno troppo Desperate Housewife e io non sono così. Non ci riesco, è più forte di me. Per me stendere lavatrici a nastro, raccoglierle, pulire casa, stirare, fare in modo che tutto sia perfettamente al suo posto sempre e comunque è peggio che una condanna ai lavori forzati. E, a scanso di equivoci, io non sono mai stata una tipa “comoda”: prima di Titu lavoravo dieci ore al giorno (e per prima di Titu intendo fino a 10 gg prima che lui nascesse eh), sono sempre stata una studentessa modello, mai fuori corso e con ottimi voti. Insomma, non stavo con le mani in mano sulle spalle dei miei; non mi sembrava giusto e comunque non me l’avrebbero permesso.

Però piuttosto che “fare i mestieri”, vi giuro, mi sparerei in fronte. E l’altro giorno mi sono sentita parecchio in imbarazzo, riguardo a ciò: ho incontrato una ex panza del corso pre-parto e spingendo i pargoli nei rispettivi passeggini ci siamo messe a conversare del più e del meno. Io, come sempre, son partita con la solita menata di quanto sia stato asfissiante per me quest’inverno, lei ha sparato a zero sulla suocera e tra una idiosincrasia e l’altra siamo arrivate a lambire le impervie e inospitali spiagge dell’argomento tabù. Ma stronza io eh, che me le vado sempre a cercare, che non mi faccio mai i cavoli miei e che le ho chiesto quando sarebbe tornata a lavorare (io torno tra 15 gg, Dio sia lodato!nda).

Apriti cielo.

Che non è possibile pensare di tornare al lavoro dopo solo sei mesi, che al nido statale il bimbo non te lo prendono (e per forza, se fai domanda un giorno prima che lui nasca e hai un reddito alto è fatica tesoro..ci sono a pagamento, presente? no eh?…no.), che comunque più un neonato sta con la mamma e meglio è, che se non hai bisogno di tornare a lavorare perché tuo marito guadagna bene a che pro sbattersi, che comunque non riuscirebbe proprio a separarsi dal pargolo e poi dopo chi manda avanti la casa.

Io vi giuro, ho avuto per un buon quarto d’ora i brividi lungo la schiena. Ci ho provato in tutti i modi a cambiare discorso, ma ormai il dado era tratto e la domanda fatidica stava per arrivarmi come una sciabolata tra capo e collo: “e tu invece?”

Eh.

Io ci torno i primi di aprile a lavorare. Il bimbo me lo tiene mia mamma mezza giornata (potevo anche mandarlo al nido veh, ma lei è a casa tutto il giorno e si è offerta di fare la nonna full time). Si beh, così poi al pomeriggio io e Titu possiamo andare al mare e goderci la bella stagione. Il sabato e la domenica? Beh, c’è il babbo a casa, così si può pensare di farci anche qualche weekend fuori porta, visto che è un anno che non si va da nessuna parte.

Come?

No, non capisco bene, deve esserci un’interferenza…il segnale è debole… eh?

Ah, chi fa i lavori di casa.

ehmmmm…

Veramente ecco, sì beh io…

Ok, lo dico.

Ho la donna delle pulizie. Due volte a settimana. Sì, mi stira pure. Sì, sono gli 8 euro l’ora meglio investiti. Sì, sto in un cazzo di appartamento di 75 metri quadrati, ma mi sta sul culo perdere tempo a pulirlo. Preferisco stare col mio uomo e con mio figlio, sai com’è.Io non ci credo, va bene? Non ci credo che nel 2011 una ragazza di trent’anni si senta realizzata a fare la casalinga, potendo fare altro. Perché un conto è doverlo fare per necessità e allora sono non solo d’accordo, ma anche solidale con tante giovani mamme che hanno perso il lavoro perché sono rimaste incinta e non riescono a trovare una sistemazione al bimbo e di conseguenza non trovano lavoro (che bel paese, l’Italia…).

Ma non è questo il caso specifico, sia ben chiaro.

Poi ci meravigliamo che in Italia ci sono poche quote rosa, ma spesso e volentieri la zappa sui piedi ce la diamo da sole. Bisognerebbe liberarci di questo pensiero malato che se vai a lavorare non vuoi bene ai tuoi bambini. Che se ti prendi un’ora per te e vai in palestra, sei una mamma egoista. Che se per una volta non fai il ragù e il pollo nel forno e pulisci tutta casa, ma ti siedi a leggere un libro, non ci tieni alla famiglia.

Credo che finché non sentirò fare questo ragionamento un po’ più spesso, sarà fatica che questo paese ci investa un po’ di più, su noi donne.

Sveglia, che è primavera!

Spinning round and round…

Mio figlio sta facendo i denti.

A cinque mesi, sì.

Da buon romagnolo, ha capito che il cibo serio è meglio del latte e si sta mettendo avanti col lavoro.

Ecco perché non ho scritto per così tanto… non mi avevano rapita gli alieni, ero solo un po’ presa a star dietro alle idiosincrasie del nanetto; che comunque non si smentisce mai e di notte continua a dormire nonostante l’evidente fastidio gengivale (non è un bambino, è un angelo narcolettico), ma che giustamente durante il giorno reclama attenzioni e coccole a profusione. E ci mancherebbe.

Poi da domenica c’è il sole, quindi col cacchio che la sottoscritta passa in casa più del necessario (leggi: un paio d’ore). Eh già, io madre snaturata me ne vado a zingarare con il pargoletto bello coperto, che l’incarnato stava virando al verde ospedalizio e l’umore era piuttosto merdoso, le settimane passate.

In sintesi: sto bene. Ma ho poca voglia di scrivere e moltissima voglia di starmene a zonzo.

Mio figlio, essendo il DNA una certezza e non un’opinione, gradisce parecchio il nuovo lifestyle impostogli dalla sua genitrice girandolona.

La Mutti invece, essendo la reincarnazione di una cassapanca in legno massello, mi guarda di traverso, scuotendo la testa. Lo so che dentro di sé è convintissima che prima o poi lo farò ammalare, a questo piccolo batuffolino. Che, così, per la cronaca, pesa quasi 8 kg… piccolissimo inzomma…

Ma io faccio finta di ascoltare tutti, dico sempre di sì e poi faccio quello che mi riesce meglio, ovverosia quel che mi pare.

Volevo scrivere qualcosa sull’otto marzo, ma sarebbe stato un post banale e polemico. Per me non è una festa, quindi non ci perdo nemmeno troppo tempo. E poi c’era il sole ieri: ero in giro, guarda un po’.

Adesso tisana, un po’ di “La versione di Barney” e poi stramazzo.

Il tutto non necessariamente in quest’ordine eh…