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Comunicazione di servizio

Onde evitare di fare nomi o allusioni puramente casuali che poi alla fine tanto casuali non sono, ho inserito soprannomi a persone che compaiono (e che compariranno) tra le pagine di questo blog.

Questo perché sarebbe a dir poco seccante che qualcuno a cui sto più o meno sugli zebedei (e viceversa, obiviously) capitasse qui e leggesse i cazzi miei e delle persone che amo così, a tempo perso.

Non è paranoia, è rispetto delle persone che cito quando racconto la mia vita.

Comunque, in alto alla vostra destra trovate la pagina “Io e il blog: istruzioni per l’uso” : ecco, lì ci sono tutti gli strumenti interpretativi del caso.

Così non vi troverete spiazzati.

I soprannomi li metto io, quindi non vi meravigliate se non hanno un verso.

Ciauz.

My Favourite Things…

…e non è altro che la canzone che sto ascoltando ora, riarrangiata da John Coltrane…

Che io lo sapevo insomma, che non sarei stata capace di autogestirmi un dominio, scaricare un software per blog e andarmi a modificare i CSS. Non ancora, almeno. Me ne intendo poco per non dire niente e credo ci voglia un po’ per fare pratica. Che se c’è gente che studia apposta per saperle fare, certe cose, ci sarà un perchè, no?

Comunque.

Nel corso dell’anno appena trascorso ho cambiato duemila volte piattaforme, blog, progetti. Per poi rendermi conto che il mio disordine mentale si stava riflettendo anche su quello che, mi si dice io sappia fare meglio: scrivere.

Ho cancellato il mio blog storico su splinder, ne ho aperto uno su iobloggo, poi sono andata su blogger/blogspot (qualcuno di voi sa dirmi il perché dei 2 nomi????), poi di nuovo su splinder, ancora su blogger e poi mi sono fermata, mi sono cazziata da sola, intimandomi di dare una sistemata agli ingranaggi della mia testa stramba e ho deciso di riflettere un secondo.

A me piace scrivere, n’importe quois come dicono i francesi, ma scrivere e basta. Che sia di cucina, di promozione dei miei libri o semplicemente di raccontare i fatti miei, io non riesco a fare a meno di scrivere.

Quindi, grazie anche anche alla Eka, ho esplorato un po’ WordPress ed ho scoperto che è fighizzimo assai e che consente anche a una capra come me di personalizzare e abbellire il proprio blog. Cosa che farò, con la dovuta calma e pazienza, un poco alla volta. Che come al solito per l’anno nuovo non avevo fatto una gran lista di buoni propositi (anche perché di fumare ho smesso a gennaio dell’anno scorso e quello era THE BIG ISSUE della mia vita), se non quello di prendere tutto con più calma e di cercare di essere un tantino più ordinata.

Già, ordinata. Io. Sì io, perché?!

Per chi non mi conoscesse già, sono una disordinata cronica. O meglio ancora, io sono una falsa ordinata (anche una falsa magra se è per questo, ma ne parleremo un’altra volta…). A chi mi vede per la prima volta sembro sicuramente una personcina a modo, quadrata, in ordine insomma. In effetti, per certe cose è anche vero; denoto un certo rigore in alcuni atteggiamenti e mi piace vestire bene e con accuratezza. Ergo, la prima immagine che si ha di me è di una ragazza a modo, precisa. La solita cagacazzi insomma. Beh, col cavolo.

Chiedete a chi è salito in macchina con me: sembra che io ci viva, dentro la mia Focus blu notte. Fino all’anno scorso c’erano minimo 10 pacchi vuoti di Marlboro, cenere sparsa un po’ ovunque, una coperta (non si sa mai), tre o quattro bottiglie d’acqua (vuote), un maglione e qualche sciarpa, penne e taccuini sparsi sotto i sedili e nel cruscotto sembrava fosse esplosa una bomba. L’unica volta che mi hanno fermato i carramba per un controllo di routine, li ho presi per stanchezza perché per trovare il libretto di circolazione ci ho messo un quarto d’ora. Chef mi dice sempre, con una punta di orgoglio, che sembra la macchina di un uomo. Per me è solo la Zozza. L’ultima volta che l’ho lavata non era ancora nato Titu e faceva caldo, quindi minimo 6 mesi fa. Così, per gli amanti della statistica eh…

Sono disordinata quando scrivo, quando cucino, quando lavoro e persino quando leggo. Ho sei o sette quaderni di appunti che non finirò mai. Ottomila penne. Se per cena preparo io poi ci vorrebbero sei cinesi a cottimo per pulire quello che lascio dietro di me. Adesso sono a casa ma appena rientro in ufficio vi prometto di fare una foto alla mia scrivania: l’ho sempre trovata di un disordine pittoresco (io comunque, nel mio casino trovo tutto quello che mi serve e non lascio mai un lavoro a metà, sia chiaro eh). E sul comodino ho questi libri qui:

per dire eh…

Mi sembrava corretto, per chi capita qui e legge, dare una vaga idea di quanto io possa essere inconcludente, inaffidabile, casinista e disordinata. Anche se io, personalmente, ho sempre pensato che chi è ordinato è in realtà solo troppo pigro per mettersi cercare. Ho chiuso la bocca alla Mutti diverse volte, con questa frase. Potete usarla, nel caso la trovaste utile.

Spero di riuscire a realizzare il progetto che ho in testa da un po’. No, non vi dico qual’è, se no mica tornate a dare una sbirciatina…non sono scema del tutto. Ancora.

Per ora può bastare credo. E se non basta devo andare comunque, che s’è svegliato Titu con una fame che Dio solo sa quant’è.

Hasta Luego.