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Light food is Good Food

Avete presente i seimila gradi che ci sono di fuori, vero? Ecco. Per fortuna, nel 2011, abbiamo inventato molti efficacissimi metodi per contrastare afa e caldo (Dio benedica l’aria condizionata). Ma anche dal punto di vista alimentare ci possiamo dare una bella mano, senza per forza dover rinunciare al gusto.

Sì perché non ho mai capito questa cosa che se uno mangia leggero, per forza deve mangiare male, o comunque insipido e/o poco appetibile. Ci sono tantissimi alimenti che fanno bene e sono buoni. Poi è chiaro che se a uno fanno schifo tutte le verdure è tagliato fuori da questo discorso… per tutti gli altri dotati di buon senso ecco 2 ricette che vi salvano non solo la linea (donne), ma anche la palpebra calante delle tre del pomeriggio perché s’è mangiato abbacchio il 4 di agosto alla mensa dell’ufficio (tutti e 2, uomini e donne!!!).

Sprecate 20-30 minuti del vostro sacrosanto tempo la sera prima e al mattino mettete queste insalate in contenitori ermetici: farete del bene a voi stessi, al vostro capo (addormentarsi con le bolle al naso alla scrivania perché il cinghiale in salsa verde vi si ripropone non fa un bell’effetto) e al vostro portafoglio (prepararsi da mangiare da sé è anche molto più economico che andare a mangiare al bar all’angolo… e con l’aria che tira risparmiare non fa schifo a nessuno)

Ecco 2 insalatine sfiziose, buone e sane. Ma soprattutto buone. E io ne capisco, di cibo buono…mica ho sposato un cuoco per niente eh…

Tabulé di Bulgur alle verdure

Insalatina di Mare

 

Buona pausa pranzo.

E poi non dite che non vi voglio bene…

 

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“to bio” or “not to bio”

Lo so, ero semi-dispersa. Ma in spirito c’ero eh…

La verità è che Titu mi ha messo su tre-denti-tre in una botta secca con notti di sonno parziale e a intermittenza, fa un caldo porco, al lavoro ho seimila scadenze e come se non bastasse io e Chef lunedì ci siamo guardati negli occhi e ci siamo detti “dai, cambiamo tutta la disposizione dei mobili!”

Che io l’ho sempre pensato che io e lui non si è molto a piombo, ma questa è stata proprio la conferma definitiva. 

Risultato: schiena a pezzi, sonno a mille, occhio crepato tipo Willy il coyote e nervi tesi quanto basta. Ma il salotto è venuto una meraviglia, c’è molto più spazio, più luce e finalmente IL MOSTRO (il televisore 47 pollici di Chef) è appeso al muro e fa meno impressione. La nostra vita sociale questa settimana ha eguagliato quella dei monaci trappisti e sono talmente in astinenza da rapporti umani che il programma di domani sera comprendente una pizza con amici nano-muniti più giretto a piedi mi sembra una botta di vita. Per carità, gli amici in questione sono spettacolari, ma insomma, il mio concetto di mondanità si è un po’ ridimensionato, da Titu in poi.

L’ho detto che c’ho il giramento di coglioni facile, vero?

Ecco.

E cosa decido di fare io, quando sto messa così? Me ne sto in casa, nel mio salotto -nuovo- a leggere e a bere una bella birra ghiacciata? magari con un bel cd in sottofondo?

Nossignori.

Mi passo la bellezza di 2 pomeriggi interi dalla Mutti e poi accompagno anche Vi, la mia amica neo mamma, al supermercato biologico. Non so sinceramente quale delle 2 esperienze mi abbia fatto più girare le palle… diciamo che c’è un bel concorso di colpa. Che io l’adoro la Mutti, però a volte farei meglio a mangiarmi 10 buondì motta senza berci niente dietro e aspettare che la morte sopraggiunga.  Non scherzo, sa essere tremenda quando vuole e questa settimana era particolarmente in forma (o meglio, io ero particolarmente infiammabile). A chiudere mi sono fatta il nonsense tour al supermercato di alimenti bio. 

Allora.

Io non c’ho nulla in contrario al biologico, per carità. Per me la gente può tranquillamente decidere di farsi spennare acquistando prodotti bio. Che poi bio al 100% non sono quasi mai, ma ci vorrebbe un post a parte sull’argomento e non ho voglia di infrangere i sogni di nessuno. Io non condivido, per me non ha senso spendere il triplo per un pacco di tortine al kamut con zucchero di canna che viene da fanculonia. Allora mi compro la farina, lo zucchero, le uova dal contadino e me li faccio in casa, i dolcetti. Ci vuole un quarto d’ora e almeno so che cosa mangio. E spendo meno. 

Ma vabbè, contenti loro. 

Vi era in estasi, stava per comprare un succo al mango e arancia senza avere la minima idea che sapore abbia il mango perché non l’ha mai mangiato (se scopri che ti fa schifo cosa fai? Butti 1 litro di succo che costa come il petrolio?), nel reparto dolci quasi sbavava e alla cassa rideva e scherzava con il cassiere manco fosse stato il suo migliore amico. 

Il cassiere. 

parliamone. 

Sì perché è lui il soggetto cardine del post di oggi. 

Ha battuto mia madre, che nel 2011 mi rompe i coglioni perché non mi vergogno di dire che non vedo l’ora di uscire con le amiche nonostante sia una mamma (per lei le 2 cose sono inconciliabili, amorali e punibili con l’estromissione dal testamento credo), ha battuto la segretaria che ieri a lavoro mi ha chiamato per chiedermi la differenza tra una fattura e una nota di accredito e ha battuto persino Tampax che alle due del mattino è entrata in garage pigiando sul gas manco fosse The Stig, svegliandomi e facendomi tirare giù sei o sette santi dal calendario. 

Il cassiere del negozio biologico è il mio nemico pubblico numero uno. 

Deve aver percepito in me una nota di scetticismo, oppure nel mio sguardo deve aver colto una qualche incertezza oppure dal mio colorito spento e dalla mia pancetta che ancora non si decide a sparire ha individuato un chissà quale errato e sacrilego stile di vita… tant’è che mentre a Vi e riservava sorrisi e battute di spirito e al piccolo J faceva tutto il repertorio di faccine e versi possibili e immaginabili, ha liquidato la sottoscritta con una scortesia che in confronto in Sudtirol sono dei mattacchioni espansivi. E a Titu, nonostante gli sorridesse e cercasse la sua attenzione, non l’ha nemmeno guardato.

Ora.

Io capisco che una faccia nuova possa inibire. Non essendo un’adepta conclamata della “setta del mangiar sano”  ci può anche stare che te ne stai un po’ sulle tue. Non pretendo che ti metti il naso rosso da clown e che mi improvvisi un numero da circo. 

Ma i fondamentali dell’educazione, brutto stronzone gigante sì, quelli li esigo. Dato che il tuo stipendio lo strapago io con i furti legalizzati del tuo negozio merdoso, il minimo è che mi saluti quando esco. 

Sai dove te li dovresti mettere, i tuoi bocconcini al seitan? 

Ecco, bravo, ci siamo capiti. 

Però i cornflakes ce li hanno buoni. almeno quelli.

Dopo questa esperienza, credo che rimarrò un membro a vita del partito del “not to bio”. Ci dovrebbe andare Vincent Cassel a fare il commesso…allora forse potrei anche soprassedere. 

Ma forse eh…

 

“to mom or not to mom…

…that is the question” .

è che io, sinceramente, è una settimana che avevo in mente tutto un altro post.

Che di carne al fuoco ce ne sarebbe anche tanta, dalla cattura (vera o presunta) con conseguente uccisione (anche questa vera o presunta) di Osamino-son dieciannichesonquienonvenesieteaccorti-BinLaden ai referendum del 12 giugno, al Royal Wedding che ci ha fracassato, diciamocelo pure, le Royal Balls.

Invece succede che mercoledì vado dalla pediatra per il controllo mensile.

Ho già spiegato altrove che solo il fatto di arrivarci, nell’ambulatorio della mia pediatra, è peggio che scalare il K2 con una batteria di pentole nello zaino. Ma non ho mai spiegato quanto sia frustrante, per me, aspettare il mio turno in sala d’aspetto senza provare l’irrefrenabile istinto di sterminare a colpi di machete le altre mamme. Questo mi capita un po’ ovunque, se devo essere sincera. Io la categoria “mamme” solitamente la soffro un po’. Mi rendo conto che forse è un po’ colpa mia, che sono io ad essere l’anomalia, la scheggia impazzita del sistema. Io parlo poco e mal volentieri di mio figlio. Ci sto assieme tutto il giorno, vorrei parlare anche di altre cose quando interagisco con gente che ha più di sei mesi.Alla domanda “com’è?” rispondo con un cenno del capo in direzione di Titu (che di solito è stravaccato nel passeggino intento a mordicchiare le orecchie a Canonzo) più uno svogliato: “è così come lo vedi. Buono.” e poi cambio discorso. Quando mi chiedono: mangia, dorme, si alza già a sedere, quante volte al giorno fa la cacca, quanto pesa, ha già i dentini ecc rispondo sempre con la frase di rito: “secondo la pediatra cmq è tutto nella norma”. Insomma, le altre mamme mi scansano quasi sempre dopo 5 minuti. Probabilmente mi ritengono una stronza spocchiosa snob che se la tira. E va bene così.Un po’ perché è vero e un po’ perché non ho voglia di diventare come loro. Loro, che parlano solo di parto (trauma che non tutte evidentemente archiviano con la nascita del nano), pappe, pannolini, dermatiti, cacca, vomito, sonno, veglia, malattie esentematiche, nonni e zii invadenti, denti che spuntano, vizi gratuiti e chi più ne ha più ne metta. Quando queste qui evolvono, si trasformano nella Fraulein Rottenmeier: parlano solo di verifiche, compiti, doposcuola, attività ricreative, programmi educational, professori, consigli di classe, consigli di istituto, cresime, comunioni ecc.

Ecco, io non ho voglia di diventare così.

Io, quando avevo 18 anni e tenevo a bada i due maschi di mia sorella come fossero stati i miei, già non le sopportavo queste qua e mentre le mandavo a quel paese, cercavo di immaginare che tipo di mamma avrei voluto essere. E a distanza di dieci anni non posso che rispondere di corrispondere a quella donna che sarei voluta diventare. Forse mi immaginavo solo un po’ più magra e con i capelli un po’ più corti, ma per il resto ci siamo. Probabilmente molte cose di me sono destinate a cambiare, nel corso degli anni, ma qui lo scrivo e qui lo esigo: se divento una rompicoglioni per favore fatemelo notare e poi ammazzatemi a colpi di scimitarra.

A parte ciò, ricominciare a lavorare ha i suoi lati positivi e negativi: mi sento più utile e realizzata ma ho meno tempo per scrivere. Ovviamente nei sei mesi di maternità, in cui Titu si sparava delle maratone di sonno che nemmeno un narcolettico sedato, non mi veniva un’idea buona nemmeno a mettersi a piangere in greco. Adesso il mio cervello erutta spunti e trame come il vulcano islandese dal nome strano (quello che l’anno scorso di sti tempi rompeva le scatole al mondo intero sbuffando cenere e facendo cancellare voli, sì lui.). Peccato che il tempo sia poco e pure tiranno, ma come dice sempre la Cy, il tempo si trova!!

Nel frattempo sto lavorando a qualche ricetta buona, sana e veloce da preparare (a breve foto e link), in linea con la stagione e con il mio nuovo modo salutista: dopo una parentesi di potente scaglionamento alimentare ho ripreso il controllo della mima vita e della mia dieta e nonostante la pancetta post partum sia più difficile da debellare del colesterolo in USA, mi sento molto meglio, più energica e più serena. Che alla fine il principio fondamentale non è dimagrire, ma sentirsi meglio. Contrariamente a quello che pensano in molti, mangiare bene e sano non significa ingurgitare tonnellate di verdura scondita e cibi insipidi e poco appetitosi: certo, un po’ tocca aggiustare il tiro con olio e condimenti, ma basta un po’ di fantasia, una dieta fatta bene, bilanciata ed adeguata alle proprie esigenze e un po’ di movimento quotidiano. I risultati arrivano. Che io quelle che pesano cento chili e dicono “non mangio niente eppure non dimagrisco, è un fatto di costituzione” le prenderei a sberle assieme a quelle che pesano kate moss più una mela e ti dicono, con gli occhi che nemmeno Bambi “ah io mangio da mattina a sera quello che voglio, eppure non metto su un grammo, sarà il metabolismo!”

Sarà anche che forse avete un’idea un po’ distorta del concetto “mangiare normale”?!? Magari eh, perché io ho notato che quando mangio meno dimagrisco e quando esagero ingrasso, un po’ come tutto il resto del mondo… sarà forse che in quasi 30 anni ho imparato a conoscere ed ascoltare il mio fisico, sarà che la mia amica dietista che mi segue da due anni è una con le contro palle e mi ha azzeccato subito la dieta giusta (a proposito, questo è il suo sito, fateci un giro che merita!), sarà che mi piace moltissimo cucinare e conosco bene la natura dei cibi e una notevole quantità di variabili per prepararli… però io anche a 14 anni alla storia del metabolismo c’ho sempre creduto poco.

Forse perché io credo molto nel fatto che una persona è quello che vuole essere, stringi stringi.

Al di là dei limiti fisici insuperabili (se sei alta un metro e un barattolo non è che se tutte le sere preghi in sanscrito ti svegli il mattino dopo alta due metri), che saranno un 20% di come siamo fatti, per il resto siamo padroni di noi stessi. Ed è proprio questa la nostra fortuna: possiamo plasmarci come meglio crediamo eppure ci facciamo ingabbiare bene e spesso da mille limiti del cazzo autoimposti. Chissà poi perché ci risulta sempre così difficile di diventare esattamente quello che vorremmo essere…

E vabbè, considerazioni metafisiche a parte, adesso smetto che s’è svegliato Titu e dobbiamo andare all’appuntamento con Vi, la mia amica neomamma con la quale si parla di tutto, tranne che dei nostri figli.

Hasta luego.

Cooking Mama

Ho aggiunto un po’ di ricette, le trovate qui, alla data di oggi.

Oh, se le provate a fare pretendo i feedback, mi raccomando! Anche se vengono cattive.

Non ho molto tempo per aggiornare perchè fuori c’è il sole e sono in media tra i 18 e i 20 gradi. Il resto insomma vien da sè…

La sera un po’ scrivo, un po’ butto giù le ricette da postare e un po’ sto con Chef, altrimenti non ci si vede mai.

Un paio di giorni fa mi sono rivista con un po’ delle Spanzate e a parte la salvifica iniezione di solidarietà femminile che ne è conseguita, ho anche rimediato un paio di numeri di telefono e quindi qualche potenziale amica con figli.

Che non te lo dice nessuno, ma dovrebbero fornirtele appena esci dall’ospedale al posto dei campioncini gratuiti, altroché.

Adesso infatti scappo, sveglio quel narcolettico di Titu e andiamo di corsa all’appuntamento con una di loro. Che oltre a starmi simpaticissima ha pure un figlio maschio e non sarebbe male per niente se in un futuro non troppo lontano diventasse un potenziale compagno di giochi. Visto mai…

Ah, sto sviluppando un’insana dipendenza da Instagram.

Ho condiviso solo 1 foto per ora, ma farò parecchi danni, una volta varcata la soglia di casa…

Have a nice weekend.

Io vi dico solo che ho una festa di laurea domenica pomeriggio. In enoteca. E anche qui il resto vien da sé direi…