Archivio per giugno 2011

Adriatic Sea Top Five

Sto andando al mare con mio figlio ultimamente. E fin qui nulla di strano, direte voi. Infatti che altro vuoi fare se stai a Riccione e fuori sono 40 gradi? A parte che da quando c’è Titu me le sogno le mie maratone marittime dalle nove del mattino alle sette di sera tuttaunatirata e di conseguenza la mia pelle è ancora tra il giallo seppiato e il verdino ospedalizio, ma questo sarebbe il male minore.

Sarà che comunque riuscire ad organizzarsi bene con un bambino piccolo non è, almeno per me, la cosa più semplice del mondo (non ci sono cazzi che tengono: qualcosa a casa te la scordi SEMPRE). Sarà che comunque prima di arrivare in spiaggia devo farmi una bella scarpinata di 20 minuti spingendo Titu, la sua navicella spaziale travestita da passeggino più la borsa strapiena di cose sue e con un angolino smilzo per me, sarà che fa caldo… insomma io non so se è per questi fattori o per una strana convergenza astrale, tant’è che quest’estate il mio livello di tolleranza verso il genere umano che popola la spiaggia si è ulteriormente abbassato. Siete pronti per la Adriatic Summer Top Five? Siiiii??? Bene, perché a me prudono parecchio le dita. Va da sé che si parla di turisti eh: all’autoctono andrebbe dedicato un post a parte, ma adesso non è il momento.

FAMIGLIA ITALIANA IN VACANZA

Se sono del nord solitamente tollerano malvolentieri il contatto con la sabbia e vanno completamente fuori di testa se la prole che hanno con sé dimostra al contrario di gradire quella meravigliosa sensazione che si prova affondandoci i piedi dentro. La mamma il 75% delle volte è una cagacazzo frustrata che chiama continuamente i figli (che di solito hanno nomi tipo Gianmaria, Riccardo, Virginia o Beatrice), il babbo è succube della moglie e viene regolarmente cazziato. I figli, manco a dirlo, sono delle iene. Se sono del sud (ma raramente famiglie del sud, col mare che si ritrovano, vengono in vacanza qui da noi) si fanno meno problemi, si accampano con tutta la carovana sotto tre o quattro ombrelloni e a fine giornata ti senti stordito come se avessi passato il pomeriggio in discoteca. Resta il fatto che sono più simpatici e se ti attaccano bottone in un pomeriggio come minimo ti sei mangiato una porzione di pasta al forno, sei fichi caramellati e otto tortini di pasta di mandorle.

FAMIGLIA STRANIERA IN VACANZA

In Romagna vengono quasi solo i nordici, per lo più teutonici. Dopo essersi spalmati un chilata di protezione totale si mettono al sole e non si schiodano più nemmeno se arriva uno tzunami: nessuno glielo dice, ma nonostante la crema alla sera sembreranno quattro aragoste con la zazzera bionda. Sono educati, non lasciano in giro cartacce o mozziconi di sigarette, hanno le attrezzature più tecnologiche del momento (tipo le pinne col Kers o il materassino col GPS) e cascasse il mondo dopo pranzo si bevono tutti il cappuccino al posto del caffè.

VENTENNI ITALIANI IN VACANZA

Avete presente “Tamarreide”, quel programma su Italia 1? Ecco, peggio. Quelli che vengono a Riccione e hanno meno di vent’anni ci vengono solo per 2 motivi: figa e discoteche. E come biasimarli, tra l’altro. Loro, che probabilmente dove abitano devono macinare km su km per andare nell’unica disco della zona e che qui ne trovano SEI tutte su un’unica collina. Si riconoscono al volo: petto nudo, occhiale da sole enorme, asciugamano sulla spalla, pallone e ciabatta in plastica. Trascinano i piedi, fanno “sciac sciac” con le sopraccitate ciabatte e comunicano tra di loro con strani versi gutturali. Io vorrei incenerirli tutti in una botta secca, ma dicono che anche loro sono una risorsa per il turismo. Mah.

VENTENNI STRANIERI IN VACANZA

A parte che, come la famigliola di cui sopra, anche questi assumono quella colorazione psichedelica data dalla penuria di melanina, solitamente mantengono un profilo più basso dei gggggiovani nostrani. Vanno anche loro a ballare e a caccia di patata, però si notano meno, nonostante bevano più di una Porche 911. Mi stanno comunque simpatici, poiché non danno molta noia e non li vorrei nemmeno incenerire: tanto ci hanno già pensato loro con la sconsiderata sovraesposizione solare.

VECCHI IN VACANZA

Questi qua li vedi solo in 2 periodi dell’estate: fine maggio e primi di settembre, ma sono a dir poco spettacolari. Solitamente arrivano come i ragazzini in gita (col pullman e sovraeccitati dal fatto che si vada in vacanza): organizzano bische clandestine  e tornei di tresette in spiaggia, lasciano un paio di femori nelle sale da ballo degli alberghi (galeotto è il piano bar e la nostalgia dei bei tempi andati), danno su alle cameriere e hanno una verve davvero invidiabile. Non fanno casino, non fanno tardi e mangiano qualsiasi cosa, per quel sano e ormai perso principio che “se lo hai pagato non lo si butta via”. I clienti ideali insomma. Peccato che la rispettabilissima età avanzata li renda poco affidabili e che quindi ci sia la tendenza a non investirci più di tanto, da parte dell’albergatore.

 

Da giugno a settembre io me li vedo tutti, tutti i giorni. E ben venga, dato che sono loro il motore che manda avanti questo posto. Alla fine mi piacciono anche, i turisti. Solo che a volte sono troppi e fanno davvero troppo casino. E vi assicuro che ci sono certe giornate in cui davvero vorrei prendere Titu, caricarmelo in spalla e andare a La Verna a girare pastiglie Valda nello zucchero con i frati tutto il santo giorno. E che cazzo.

 

il y a dix années…

e niente, mi è scaduta la patente.

Ovviamente, siccome è di me che si parla, me ne sono accorta oggi, ma era scaduta già da una decina di giorni. Non mi sembra vero e a dire la verità mi sono sentita un po’ babbia nel realizzare che sono già passati dieci anni.

Dieci anni fa la mia amica inseparabile delle superiori tornava da un lungo viaggio in America e io non stavo più nella pelle, dalla voglia che avevo di riabbracciarla. Dieci anni fa vivevo il primo grande amore, quello che dicono non si scordi mai più e che invece è stato scardinato e stravolto da un amore ancora più grande, anni dopo. Dieci anni fa avevo i capelli biondo platino, fumavo trenta sigarette al giorno e pesavo si e no cinquanta kg. Dieci anni fa scrivevo racconti brevi sulle Moleskine perchè non avevo ancora un computer e leggevo gli sms del mio ex sul display verdognolo dello StarTac. Dieci anni fa davo la mia maturità.

Il tema di italiano era su Nietszche, quello di lingua sull’amore e la terza prova chi se lo ricorda. All’orale sono stata l’unica a non scrivere fisicamente la tesina ma a presentarmi con una scaletta che sembrava più che altro un menu di un ristorante (segno premonitore? Forse…). Cento centesimi e vaffanculo.

E la mia notte prima degli esami?

Eh, mi sa che vi deludo eh…

Niente ripassone con il groppo alla gola assieme ai compagni, niente Venditti in loop, niente tensione.

No.

Io la notte prima del mio esame  di maturità ho solo fatto una gatta* della Madonna.

Beh, non mi smentisco mai…

 

*dizionario italiano/romagnolo : GATTA = una sbornia di quelle che ci metti dai 2 ai 3 giorni per ripigliarti. 

Il senso dell’umorismo, questo sconosciuto…

Se ne parlava con Chef un paio di sere fa a tavola. 

Tutto poi è nato dal fatto di una coppia di amici, sposati con nanetto quasi duenne, che davvero non si capisce com’è che hanno deciso non solo di sposarsi, ma anche di fare un figlio assieme. 

Cioè, in realtà nessuno di noi si capacita di come mai, lui abbia deciso di mettersi in croce da solo così, aggratis. 

Lui è un ragazzo carino, con un buon lavoro, intelligente, mansueto, non fuma, non beve e va anche in chiesa. Insomma, il Mr Right dell’Adriatico, per farla breve. 

E ovviamente chi si sposa? 

La tipa più acida, isterica e cagacazzo della storia. Culona, oltretutto. 

E con lo stesso senso dell’umorismo di una cassapanca mangiata dai tarli. 

Al di là del fatto che questa è una classica dinamica di coppia, comune quasi quanto la pioggia a Ferragosto, vogliamo parlare della totale mancanza di senso dell’umorismo di noi donne? 

Vogliamo?

Massì dai, facciamoci del male.  

Io ho senso dell’umorismo. Non lo dico io, lo dicono le persone che mi stanno intorno e comunque è vero, che ho sempre la battuta pronta. Non è mica un vanto, ce l’ho e basta. Probabilmente per compensare le gambe corte, che madre natura sa come aggiustare il tiro insomma… 

Però ho notato che nove volte su dieci le donne questa qualità non è che non ce l’hanno: la affossano sotto quintali di cose meno importanti. 

Il vero problema è che le donne si prendono troppo sul serio. 

Mi spiego meglio: 

 

SCENA 1

Si è in comitiva, magari al ristorante e un vostro amico si lancia e racconta un simpatico aneddoto di vita quotidiana: per una volta è sul pezzo e la tavolata si ammazza dalle risate. Ecco, adesso guardate la sua compagna: mentre lui fa lo sketch comico della sua vita, lei ha la stessa espressione della Marcuzzi dopo che s’è mangiata un autotreno di Activia. Scaduto da un annetto eh.  Che non si sa perché, ma la prendono come un’offesa personale certe volte. Me la immagino poi in macchina, quando tornano a casa: “Come mai sei simpatico solo quando ci sono gli altri e con me invece sei sempre serio?” Cazzo, ti rispondo io se vuoi tesoro… 

 

SCENA 2

Lui porta la tipa a cui faceva il filo da mesi finalmente a cena fuori. Per rompere il ghiaccio fa un paio di battute e lei in tutta risposta alza un sopracciglio e poi torna a consultare il menu. Allora: anche se lui ha raccontato la barzelletta più triste del mondo, c’è bisogno di mortificarlo a tutti i costi, figa di legno che non sei altro? Chissà perché per noi è così facile fingere un orgasmo, ma è così difficile mettere a proprio agio un uomo, fingendo, per una volta, a fin di bene e far sì che la serata prenda la piega giusta.Comunque il risultato, nove volte su dieci, è che lui si smarona, paga il conto, se la tromba e non la richiama. E fa bene. 

 

SCENA 3

Due uomini si incontrano fortuitamente a teatro/a un matrimonio/ alla stessa cena/ al cinema/ vestiti allo stesso modo. Si guardano, si sorridono e molto probabilmente va a finire che si vanno a bere una birra insieme. Se a due donne capita la stessa cosa c’è caso che un paio di santi vengano giù dal calendario da soli, così per riparmiar loro anche la fatica… 

 

Insomma i maschietti non saranno dei campioni di sensibilità molto spesso. Non abbassano mai la tavoletta del cesso, ruttano con una scioltezza disarmante, non mettono mai a posto nulla, si lavano malvolentieri, parlano il minimo indispensabile e non si accorgono MAI se c’è qualcosa che non va. Ma MAI eh…

Però hanno una grandissimo dote, da cui tutte noi dovremmo imparare: ridono. 

 

E bene e spesso anche di voi, sappiatelo, fighe di legno. 

 

yeah yeah, back to nightlife at last!

Eccomi.

Ormai mi sono ridotta che scrivo qualcosa ogni due settimane e non è che la cosa mi faccia granché piacere.

Titu s’è beccato la sesta malattia, una cosa che a quanto pare tutti i nanetti della sua età prendono e che da un po’ di febbre e al passare di questa provoca un esantema. Cos’è un esantema? Beh, avete mai provato a tuffarvi di pancia sul ghiaino? Il risultai che otterreste sarebbe più o meno lo stesso.

Insomma è stata una settimana abbastanza difficile, s’è dormito poco (io, Chef non sente quasi mai quando suo figlio piange e io non lo sveglio perché, sappiatelo, gli uomini sono più di intralcio che di aiuto quando avete un bambino piccolo che frigna perché sta male), s’è mangiato anche meno e quando sono rientrata a lavoro, giovedì, ero quasi felice, che almeno vedevo due facce diverse dal solito.

Ma adesso va alla grande.

Per rimediare alla settimana di clausura e scaglionamento stamane mi sono fatta un bel regalo. Che io ci ho provato, a mettere solo sandali bassi e ballerine. Che ok, con un bimbo piccolo devi quasi per forza mettere solo scarpe basse, perché devi essere agile e comoda. Però…

Però quando li ho visti è stato un colpo di fulmine e si sa che io son passionale e che al cuor non si comanda.

I sandali più belli e più alti del mondo sono felici di fare la conoscenza della signoria vostra:

 

Sono belli, eh???? La foto è un po’ merdosa ma passatemela, che io non sono mica figa come le fessccion bloggher, non avevo tempo di mettermi in posa e autoscattarmi una foto davanti allo specchio, magari trattenendo la pancia e sporgendo le clavicole in avanti. No no no.

Ah, e mi sono comprata anche questi occhiali qua.

 

 

 

 

 

 

 

 

Che vi devo dire, oggi ho voglia di fare la figa, sono in pieno self-esteem mode on, probabilmente perché sto dimagrendo e finalmente sto tornando a piacermi fisicamente.

 

Giovedì è stato il compleanno di Chef e gli ho preparato una cena delle mie, leggi: pesce e vino bianco ghiacciato come se piovesse. Mi piace cucinare, mi rilassa. Tagliare le verdure, saltarle in padella, preparare il fondo di pomodoro del brodetto (che altro non è che pesce in umido), disporre gli ingredienti lavorando di fantasia per realizzare un piatto non solo buono, ma anche bellissimo…tutto ciò mi manda in uno stato di grazia e mi tranquillizza moltissimo. Fosse per me, cucinerei tutto il giorno, è un modo come un altro per comunicare amore verso chi mi sta vicino. Ed è arte, allo stato puro.

 

Comunque, come vuole la tradizione, per il compleanno di Chef si va anche a cena fuori. E quest’anno non si fanno mica eccezioni eh… che Titu ha già otto mesi, non è più tetta-dipendente e stasera io e la mia dolcissima metà si esce e lo si lascia ai nonni. Anche a dormire, olè!

 

No, ma non mi ubriaco mica stasera.

 

No.

 

Hasta luego. Se sopravvivo ovviamente…