The baby keeps on Moving

Finalmente la Lauretta ha il SUO spazio.

Da oggi, rullo do tamburi e standing ovation, mi trovate qui

Segnatevelo, è importante!

 

 

 

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Light food is Good Food

Avete presente i seimila gradi che ci sono di fuori, vero? Ecco. Per fortuna, nel 2011, abbiamo inventato molti efficacissimi metodi per contrastare afa e caldo (Dio benedica l’aria condizionata). Ma anche dal punto di vista alimentare ci possiamo dare una bella mano, senza per forza dover rinunciare al gusto.

Sì perché non ho mai capito questa cosa che se uno mangia leggero, per forza deve mangiare male, o comunque insipido e/o poco appetibile. Ci sono tantissimi alimenti che fanno bene e sono buoni. Poi è chiaro che se a uno fanno schifo tutte le verdure è tagliato fuori da questo discorso… per tutti gli altri dotati di buon senso ecco 2 ricette che vi salvano non solo la linea (donne), ma anche la palpebra calante delle tre del pomeriggio perché s’è mangiato abbacchio il 4 di agosto alla mensa dell’ufficio (tutti e 2, uomini e donne!!!).

Sprecate 20-30 minuti del vostro sacrosanto tempo la sera prima e al mattino mettete queste insalate in contenitori ermetici: farete del bene a voi stessi, al vostro capo (addormentarsi con le bolle al naso alla scrivania perché il cinghiale in salsa verde vi si ripropone non fa un bell’effetto) e al vostro portafoglio (prepararsi da mangiare da sé è anche molto più economico che andare a mangiare al bar all’angolo… e con l’aria che tira risparmiare non fa schifo a nessuno)

Ecco 2 insalatine sfiziose, buone e sane. Ma soprattutto buone. E io ne capisco, di cibo buono…mica ho sposato un cuoco per niente eh…

Tabulé di Bulgur alle verdure

Insalatina di Mare

 

Buona pausa pranzo.

E poi non dite che non vi voglio bene…

 

La Coop sei tu (ma anche tanti altri…)

Confessate.

 

Vi sarà capitato, almeno una volta nella vita, di dover andare a fare la “spesa grossa”. Sì dai, quella con 2 carrelli e meno mondo dentro. Quella che quando poi arrivi alla cassa ti prende l’ansia perché devi imbustare tutto e non riesci a tenere il ritmo e dietro di te si forma una fila chilometrica e poi non trovi il bancomat e una busta si rompe di sicuro riversando tutto il suo contenuto “ad cazzum” nel carrello (o peggio ancora, in terra).

E vi sarà capitato anche di farla in un giga-mega-fanta ipermercato, almeno una volta.

Ecco.

A me capita spesso di andarci, nell’ipermercato di cui sopra. No, non perché ho un ristorante con 180 posti a sedere, ma perché ne ho uno vicino a casa e lo uso come se fosse un negozio di generi alimentari. Quindi ci vado più o meno tutti i giorni.

Al supermercato, così come in palestra, si può osservare un elevato numero di specie sub umana e affine: non mi sono mai divertita tanto come nell’osservare le dinamiche umane e il supermercato è la Disneyland del comportamento umano.

Il carrello vi dice un buon 70% di una persona.

Pronti?

SUPERMARKET TOP FIVE:

 

1. Barrette peso forma, cracker, surgelati, coste di sedano, acqua vitasnella e cibo per gatti: di solito è una donna dai quaranta in su, magra e con l’espressione tirata. Al 95% zitella con gatto soriano. L’alternativa cool e giovane alla suddetta è: monoporzione di qualsiasi cosa (affettati, formaggi, carne, pesce), insalate imbustate già pulite,  cereali integrali e scatolette di tonno: single trentenne che ci tiene alla linea e che è troppo pigro per pulirsi l’insalata.

2. caramelle, dolciumi di vario e dubbio genere, biscotti iper calorici, gelati e fazzoletti di carta : donna appena mollata dal fidanzato

3. detersivi e ammorbidenti, petto di pollo, frutta e verdura solo di stagione, pasta di semola come se piovesse, farina, zucchero, latte e uova (solitamente tutto in quantità industriale e in promozione) : mamma con marito e figli da sfamare (quindi anche io).

4. una mela, due zucchine, tre prugne, un pacco di biscotti secchi, un paio di tagli di carne economici (tipo manzo per bollito ecc), conserva di pomodoro : anziano o neosposina col braccino corto.

5. patatine, coca-cola, maionnaise, ketchup, salsa chili, tortillas, liquori vari ed eventuali, vino in brick, pollo arrosto già cotto del reparto gastronomia: adolescente in libera uscita o gruppo di cccciovani in vacanza.

 

E voi, avete qualche altro caso patologico da segnalare???? Dai su, non fate i timidi.

 

Io ne avrei altri mille, ma Titu s’è appena svegliato e ha fame. Mooooolta fame!

 

Hasta luego.

“to bio” or “not to bio”

Lo so, ero semi-dispersa. Ma in spirito c’ero eh…

La verità è che Titu mi ha messo su tre-denti-tre in una botta secca con notti di sonno parziale e a intermittenza, fa un caldo porco, al lavoro ho seimila scadenze e come se non bastasse io e Chef lunedì ci siamo guardati negli occhi e ci siamo detti “dai, cambiamo tutta la disposizione dei mobili!”

Che io l’ho sempre pensato che io e lui non si è molto a piombo, ma questa è stata proprio la conferma definitiva. 

Risultato: schiena a pezzi, sonno a mille, occhio crepato tipo Willy il coyote e nervi tesi quanto basta. Ma il salotto è venuto una meraviglia, c’è molto più spazio, più luce e finalmente IL MOSTRO (il televisore 47 pollici di Chef) è appeso al muro e fa meno impressione. La nostra vita sociale questa settimana ha eguagliato quella dei monaci trappisti e sono talmente in astinenza da rapporti umani che il programma di domani sera comprendente una pizza con amici nano-muniti più giretto a piedi mi sembra una botta di vita. Per carità, gli amici in questione sono spettacolari, ma insomma, il mio concetto di mondanità si è un po’ ridimensionato, da Titu in poi.

L’ho detto che c’ho il giramento di coglioni facile, vero?

Ecco.

E cosa decido di fare io, quando sto messa così? Me ne sto in casa, nel mio salotto -nuovo- a leggere e a bere una bella birra ghiacciata? magari con un bel cd in sottofondo?

Nossignori.

Mi passo la bellezza di 2 pomeriggi interi dalla Mutti e poi accompagno anche Vi, la mia amica neo mamma, al supermercato biologico. Non so sinceramente quale delle 2 esperienze mi abbia fatto più girare le palle… diciamo che c’è un bel concorso di colpa. Che io l’adoro la Mutti, però a volte farei meglio a mangiarmi 10 buondì motta senza berci niente dietro e aspettare che la morte sopraggiunga.  Non scherzo, sa essere tremenda quando vuole e questa settimana era particolarmente in forma (o meglio, io ero particolarmente infiammabile). A chiudere mi sono fatta il nonsense tour al supermercato di alimenti bio. 

Allora.

Io non c’ho nulla in contrario al biologico, per carità. Per me la gente può tranquillamente decidere di farsi spennare acquistando prodotti bio. Che poi bio al 100% non sono quasi mai, ma ci vorrebbe un post a parte sull’argomento e non ho voglia di infrangere i sogni di nessuno. Io non condivido, per me non ha senso spendere il triplo per un pacco di tortine al kamut con zucchero di canna che viene da fanculonia. Allora mi compro la farina, lo zucchero, le uova dal contadino e me li faccio in casa, i dolcetti. Ci vuole un quarto d’ora e almeno so che cosa mangio. E spendo meno. 

Ma vabbè, contenti loro. 

Vi era in estasi, stava per comprare un succo al mango e arancia senza avere la minima idea che sapore abbia il mango perché non l’ha mai mangiato (se scopri che ti fa schifo cosa fai? Butti 1 litro di succo che costa come il petrolio?), nel reparto dolci quasi sbavava e alla cassa rideva e scherzava con il cassiere manco fosse stato il suo migliore amico. 

Il cassiere. 

parliamone. 

Sì perché è lui il soggetto cardine del post di oggi. 

Ha battuto mia madre, che nel 2011 mi rompe i coglioni perché non mi vergogno di dire che non vedo l’ora di uscire con le amiche nonostante sia una mamma (per lei le 2 cose sono inconciliabili, amorali e punibili con l’estromissione dal testamento credo), ha battuto la segretaria che ieri a lavoro mi ha chiamato per chiedermi la differenza tra una fattura e una nota di accredito e ha battuto persino Tampax che alle due del mattino è entrata in garage pigiando sul gas manco fosse The Stig, svegliandomi e facendomi tirare giù sei o sette santi dal calendario. 

Il cassiere del negozio biologico è il mio nemico pubblico numero uno. 

Deve aver percepito in me una nota di scetticismo, oppure nel mio sguardo deve aver colto una qualche incertezza oppure dal mio colorito spento e dalla mia pancetta che ancora non si decide a sparire ha individuato un chissà quale errato e sacrilego stile di vita… tant’è che mentre a Vi e riservava sorrisi e battute di spirito e al piccolo J faceva tutto il repertorio di faccine e versi possibili e immaginabili, ha liquidato la sottoscritta con una scortesia che in confronto in Sudtirol sono dei mattacchioni espansivi. E a Titu, nonostante gli sorridesse e cercasse la sua attenzione, non l’ha nemmeno guardato.

Ora.

Io capisco che una faccia nuova possa inibire. Non essendo un’adepta conclamata della “setta del mangiar sano”  ci può anche stare che te ne stai un po’ sulle tue. Non pretendo che ti metti il naso rosso da clown e che mi improvvisi un numero da circo. 

Ma i fondamentali dell’educazione, brutto stronzone gigante sì, quelli li esigo. Dato che il tuo stipendio lo strapago io con i furti legalizzati del tuo negozio merdoso, il minimo è che mi saluti quando esco. 

Sai dove te li dovresti mettere, i tuoi bocconcini al seitan? 

Ecco, bravo, ci siamo capiti. 

Però i cornflakes ce li hanno buoni. almeno quelli.

Dopo questa esperienza, credo che rimarrò un membro a vita del partito del “not to bio”. Ci dovrebbe andare Vincent Cassel a fare il commesso…allora forse potrei anche soprassedere. 

Ma forse eh…

 

Saturday Night…Live!

E poi niente, c’è che nonostante l’afa, la pressione sotto i tacchi, lo scoglionamento atavico da ciclo e tuo figlio che non ha dormito ti rimbocchi le maniche, gli fai un bel bagno con amido e olio per rinfrescare la sua pelle delicata, gli prepari la cena, lo imbocchi, gli pulisci quel suo musetto bellissimo e poi lo carichi in macchina e lo molli ai tuoi genitori. Pertuttalaseraeancheadormire.

Tié.

E poi torni a casa, ti fai una doccia lunga quanto la messa cantata, nel frattempo lui mette su un cd a tutto volume…

Si nMani in alto fuori di qua
Non resteremo più prigionieri
Ma evaderemo come steve mc queen

Ti coccoli spalmandoti la crema all’albicocca, indugi in mutande e con un asciugamano in testa a mo’ di turbante davanti all’anta spalancata del tuo armadio, indecisa su cosa metterti. Felice, perché sai che puoi permetterti di stare lì per ore e nessuno piangerà o reclamerà di essere preso in braccio. La musica in sottofondo continua a batterti le tempie…

O come il grande clint in fuga da alcatraz
Senza trattare niente con chi
Ha già fissato il prezzo al mercato
Nei nostri sogni e dentro ai nostri giorni e per la nostra vita

Ti infili un paio di pantaloni di lino larghi, una canotta aderente e un paio di sandali bassi. La borsa ce l’hai, la kefiah anche. Lui accende la moto, chiudi casa e monti in sella, in un attimo il vento ti sbatte in faccia, i vestiti ti si incollano addosso, senti anche un po’ freddo ma non te ne importa un accidente. Quella sensazione di libertà infinita che ti da solo la velocità folle delle due ruote, quel senso di poter tenere tutto il mondo sul palmo della mano, quella morsa al cuore che ti fa vivere ogni emozione come se non ci fosse un domani e ancora quella canzone che ti ronza in testa…

Liberi tutti
Liberi tutti
Liberi, liberi, liberi
Liberi tutti
Liberi tutti
Liberi tutti
Liberi, liberi, liberi
Liberi tutti

Arrivi di corsa e in ritardo all’appuntamento, ma fa lo stesso, tanto non s’è mai visto che certe cose comincino all’orario prestabilito. Per fortuna gli altri sono già lì e si sono accaparrati un buon posto. Si ride, si scherza, si beve birra e per un po’ si gode di quella sostenibile leggerezza dell’essere che per fortuna non abbiamo perso, nemmeno dopo un figlio. Ed è sacrosanto che sia così. E dopo un po’ l’attesa si fa snervante e si comincia a strepitare. Poi arrivano e quella canzone la senti di nuovo e tante altre se ne sovrappongono. E sai già come andrà a finire: ti faranno male i piedi, il collo e anche un po’ la schiena, non avrai più voce e ti maledirai il mattino dopo, perché sai che pagherai tutto con gli interessi.

Ma non te ne frega assolutamente niente.

Perché ci sono cose che meritano.

Loro sono una di queste.

 

The Day After Top 5: Notte Rosa 2011

Io sono una che le promesse le mantiene. Sempre. Dopo il post che elencava le più classiche tipologie di villeggiante della Riviera, m’era stata avanzata la richiesta di fare un’analisi antropologico-sociale dell’avvenimento più cool e trasgressivo dell’estate romagnola: la Notte Rosa.

Io v’avviso, ve la siete cercata.

Anzitutto una precisazione indirizzata a chi è autoctono e ha più di vent’anni: la Notte Rosa è una cagata pazzesca, diciamocelo. Per due giorni sembra di piombare in un girone dantesco rivisitato da un pittore strafatto delle peggio sostanze, c’è ovunque un gran casino e se si considera che i tre quarti della gente che viene ad affollare le città della riviera dorme in macchina o fa direttamente il dritto e poi torna (forse) a casa, non c’è nemmeno tutto questo gran guadagno per le strutture ricettive. Se si pensa che per quel weekend i bagnini devono assumere i guardiani notturni (e quindi accollarsi costi extra) per non subire danni alle strutture… beh, il paradosso parla da sé.

Ciò detto, è innegabile che da un punto di vista antropologico ci sia veramente da divertirsi.

Tutti, chi più o chi meno, per la Notte Rosa si è esagerato, almeno una volta. Io anche più di una, ma non stiamo a entrare nei dettagli. Per farvi capire, l’anno scorso, incinta di sette mesi, me ne andavo in girò messa così:

sono immagini che si commentano da sole, insomma. Però noi si ha stile, anche quando si fa gli scemi. Perché tra goliardia e inciviltà la linea c’è e non è nemmeno così sottile. Ma sto divagando: non è di me che debbo parlare, ma della variegata fauna che regolarmente ogni anno ci invade il primo weekend di luglio.

Ora, io sono anche privilegiata, essendo che abito in centro. Del tipo che sabato sera, anziché uscire in mezzo al casino, io e Chef s’è messo a letto l’infante, ci si è stappati una bella Moretti 66 e ci si è seduti belli belli sul terrazzo ad osservare la fiumana di ggggeente fino a sera inoltrata. Meglio che stare al cinema, sul serio. Pensavo di aver visto praticamente tutta l’ infinita gamma di bassezza umana standomene comodamente seduta in terrazza.

E invece mi sbagliavo.

E di grosso anche.

I soggetti migliori li ho visti la mattina dopo.

Che tendenzialmente si va in spiaggia al mattino presto, con un nanetto di nove mesi. E delle facce così da “I Love MY Postumi” era da un pezzo che non le vedevo. Siete pronti per la Top Five del Capodanno dell’Estate? E allora andiamo:

THE DAY AFTER TOP FIVE- LA NOTTE ROSA 2011

1. I maschietti under 25 a gruppetti da 3-4 individui

e già definirli “individui” è fare loro un complimento, ma non mi veniva un termine più dispregiativo. Se questi qua avvistano un paio di gambe glabre e una chioma semi-lunga il loro organo riproduttivo manda un sms all’unico neurone che hanno in dotazione (certuni non lo testano mai, quindi in alcuni casi può anche darsi che il suddetto neurone non sia funzionante, ahimè) e cominciano a sbavare annusando l’olezzo di patata. Non ha importanza che l’oggetto del desiderio sia Kate Moss oppure la strega di Biancaneve: l’importante è che respiri. Al mattino dopo si dividono in 2 categorie: quelli che c’hanno il fisico (che tengono la botta, per intenderci) in spiaggia giocano a pallone, starnazzano e rompono i coglioni. Quelli che non c’hanno il fisico sembrano usciti dal casting di Zombie. Ma riescono ugualmente, in un modo o nell’altro, a rompere pure loro i coglioni.

2. Le femminucce under 25 a gruppetti da 3-4 individui

complice l’ormone, l’articolo scritto ad arte (e strapieno di vaccate) della rivista femminile preferita sull’argomento e  la notte più trasgressiva dell’estate, le nostre affezionate si abbagasciano talmente tanto da far impallidire le ragazze che normalmente bazzicano lungomare e statale per tutto il resto dell’anno. Succinte, sguaiate e incredibilmente ubriache dopo una birra piccola, a parole darebbero su anche al gatto. Poi però se vengono avvicinate dai loro pari di cui sopra con apprezzamenti un po’ volgari e quindi in linea con il loro abbigliamento, si incazzano come delle mantidi religiose in astinenza da sesso. Non voglio sembrare bacchettona, ma mettersi un paio di jeans e un top e magari un tacco alto no? Troppo bon ton? Eh certo, meglio la tutina in lattice fucsia e lo stivale in pelle umana. Eh beh, di classe direi… Al mattino dopo si comportano come i loro pari maschi e hanno le stesse facce di merda.

3. Le famiglie autoctone con bambini piccoli in bici

Che io sono la prima a volerci stare, nel casino. Che ho considerato un’ amica ex panza del corso pre-parto un’eroina per aver fatto un giro in mezzo alla bolgia con la figlioletta di nove mesi … però non capisco perché, con tutti i sabati sera disponibili in un’estate, questi qua devono proprio scegliere quello della Notte Rosa per fare un bel giro in bici con i 2 figli di circa cinque e sette anni. è GARANTITO che verranno stirati alla prima curva. Si sa. Cazzarola, ma se proprio vuoi  fare un giro esci a piedi. La mattina dopo li vedi in spiaggia: acciaccati e doloranti i genitori e galvanizzati come sei galloni d’acqua saturati di idrolitina i figli. Se li avete vicini di ombrellone desidererete di possedere un Kalashnikov.

4. Le famiglie di villeggianti con bambini piccoli in bici

A questi non dovrebbero farli proprio uscire dall’albergo, quella sera. Dovrebbero sciogliergli un sonnifero nell’acqua a cena. Tanto ormai i soldi del weekend l’albergatore se li è garantiti e forse, se non li fa uscire, c’è pure la possibilità che tornino l’anno seguente. Se varcano la soglia dell’albergo, le probabilità di mantenere il cliente si dimezzano. All’istante. Se rischia di rimanerci secco l’autoctono, figurarsi il forestiero con prole. Questi qui la mattina dopo, va da se che in spiaggia non li vedi.

5. I quarantenni.

Maschi o femmine è lo stesso: il quarantenne, durante la Notte Rosa, perde il senno e anche ogni freno o più piccolo barlume di dignità per sacrificarli sull’altare di non so quale dio pagano che si illude possa togliergli di colpo un ventennio dal groppone e dargli il lasciapassare per comportarsi peggio delle prime 2 categorie messe insieme.  Li vedi in spiaggia il giorno dopo e sembra che un plotone di nazisti gli abbia appena sterminato sotto gli occhi la famiglia lasciandogli in vita solo la suocera e il chiwawa della stessa.

Penso di essere stata abbastanza esaustiva: ma a tutti quelli che passano a leggere e sono stati testimoni della Notte Rosa va il mio caldissimo invito a lasciare un commento!

Adriatic Sea Top Five

Sto andando al mare con mio figlio ultimamente. E fin qui nulla di strano, direte voi. Infatti che altro vuoi fare se stai a Riccione e fuori sono 40 gradi? A parte che da quando c’è Titu me le sogno le mie maratone marittime dalle nove del mattino alle sette di sera tuttaunatirata e di conseguenza la mia pelle è ancora tra il giallo seppiato e il verdino ospedalizio, ma questo sarebbe il male minore.

Sarà che comunque riuscire ad organizzarsi bene con un bambino piccolo non è, almeno per me, la cosa più semplice del mondo (non ci sono cazzi che tengono: qualcosa a casa te la scordi SEMPRE). Sarà che comunque prima di arrivare in spiaggia devo farmi una bella scarpinata di 20 minuti spingendo Titu, la sua navicella spaziale travestita da passeggino più la borsa strapiena di cose sue e con un angolino smilzo per me, sarà che fa caldo… insomma io non so se è per questi fattori o per una strana convergenza astrale, tant’è che quest’estate il mio livello di tolleranza verso il genere umano che popola la spiaggia si è ulteriormente abbassato. Siete pronti per la Adriatic Summer Top Five? Siiiii??? Bene, perché a me prudono parecchio le dita. Va da sé che si parla di turisti eh: all’autoctono andrebbe dedicato un post a parte, ma adesso non è il momento.

FAMIGLIA ITALIANA IN VACANZA

Se sono del nord solitamente tollerano malvolentieri il contatto con la sabbia e vanno completamente fuori di testa se la prole che hanno con sé dimostra al contrario di gradire quella meravigliosa sensazione che si prova affondandoci i piedi dentro. La mamma il 75% delle volte è una cagacazzo frustrata che chiama continuamente i figli (che di solito hanno nomi tipo Gianmaria, Riccardo, Virginia o Beatrice), il babbo è succube della moglie e viene regolarmente cazziato. I figli, manco a dirlo, sono delle iene. Se sono del sud (ma raramente famiglie del sud, col mare che si ritrovano, vengono in vacanza qui da noi) si fanno meno problemi, si accampano con tutta la carovana sotto tre o quattro ombrelloni e a fine giornata ti senti stordito come se avessi passato il pomeriggio in discoteca. Resta il fatto che sono più simpatici e se ti attaccano bottone in un pomeriggio come minimo ti sei mangiato una porzione di pasta al forno, sei fichi caramellati e otto tortini di pasta di mandorle.

FAMIGLIA STRANIERA IN VACANZA

In Romagna vengono quasi solo i nordici, per lo più teutonici. Dopo essersi spalmati un chilata di protezione totale si mettono al sole e non si schiodano più nemmeno se arriva uno tzunami: nessuno glielo dice, ma nonostante la crema alla sera sembreranno quattro aragoste con la zazzera bionda. Sono educati, non lasciano in giro cartacce o mozziconi di sigarette, hanno le attrezzature più tecnologiche del momento (tipo le pinne col Kers o il materassino col GPS) e cascasse il mondo dopo pranzo si bevono tutti il cappuccino al posto del caffè.

VENTENNI ITALIANI IN VACANZA

Avete presente “Tamarreide”, quel programma su Italia 1? Ecco, peggio. Quelli che vengono a Riccione e hanno meno di vent’anni ci vengono solo per 2 motivi: figa e discoteche. E come biasimarli, tra l’altro. Loro, che probabilmente dove abitano devono macinare km su km per andare nell’unica disco della zona e che qui ne trovano SEI tutte su un’unica collina. Si riconoscono al volo: petto nudo, occhiale da sole enorme, asciugamano sulla spalla, pallone e ciabatta in plastica. Trascinano i piedi, fanno “sciac sciac” con le sopraccitate ciabatte e comunicano tra di loro con strani versi gutturali. Io vorrei incenerirli tutti in una botta secca, ma dicono che anche loro sono una risorsa per il turismo. Mah.

VENTENNI STRANIERI IN VACANZA

A parte che, come la famigliola di cui sopra, anche questi assumono quella colorazione psichedelica data dalla penuria di melanina, solitamente mantengono un profilo più basso dei gggggiovani nostrani. Vanno anche loro a ballare e a caccia di patata, però si notano meno, nonostante bevano più di una Porche 911. Mi stanno comunque simpatici, poiché non danno molta noia e non li vorrei nemmeno incenerire: tanto ci hanno già pensato loro con la sconsiderata sovraesposizione solare.

VECCHI IN VACANZA

Questi qua li vedi solo in 2 periodi dell’estate: fine maggio e primi di settembre, ma sono a dir poco spettacolari. Solitamente arrivano come i ragazzini in gita (col pullman e sovraeccitati dal fatto che si vada in vacanza): organizzano bische clandestine  e tornei di tresette in spiaggia, lasciano un paio di femori nelle sale da ballo degli alberghi (galeotto è il piano bar e la nostalgia dei bei tempi andati), danno su alle cameriere e hanno una verve davvero invidiabile. Non fanno casino, non fanno tardi e mangiano qualsiasi cosa, per quel sano e ormai perso principio che “se lo hai pagato non lo si butta via”. I clienti ideali insomma. Peccato che la rispettabilissima età avanzata li renda poco affidabili e che quindi ci sia la tendenza a non investirci più di tanto, da parte dell’albergatore.

 

Da giugno a settembre io me li vedo tutti, tutti i giorni. E ben venga, dato che sono loro il motore che manda avanti questo posto. Alla fine mi piacciono anche, i turisti. Solo che a volte sono troppi e fanno davvero troppo casino. E vi assicuro che ci sono certe giornate in cui davvero vorrei prendere Titu, caricarmelo in spalla e andare a La Verna a girare pastiglie Valda nello zucchero con i frati tutto il santo giorno. E che cazzo.